Lanciò la figlia nel vuoto, il papà della piccola Ginevra condannato a 24 anni

Andrea Ripa e Ciro Formisano,  

Lanciò la figlia nel vuoto, il papà della piccola Ginevra condannato a 24 anni

«Niente mi restituirà il sorriso della mia bambina. Nemmeno cento sentenze. Ma oggi è stata scritta una pagina importante per la nostra famiglia». E’ commossa Agnese D’Avino, mentre parla al suo legale, l’avvocato Sabato Graziano. Pochi minuti prima i giudici della seconda sezione della Corte d’Assise di Napoli hanno scritto il primo capitolo di un processo che racconta una storia drammatica, struggente. La storia di Ginevra, una bambina di appena 16 mesi. Un angelo biondo dagli occhi grandi volato nel vuoto il 15 luglio del 2019 a San Gennaro Vesuviano, piccolo paesino ai piedi del Vesuvio. Uccisa, sostengono i giudici, da suo padre, Salvatore Narciso, l’uomo che l’avrebbe lanciata dalla finestra al secondo piano di una villetta in via Cozzolino prima di tentare, invano, il suicidio. Ieri, a poco meno di  due anni da una delle pagine più nere della storia della città, Narciso è stato riconosciuto colpevole di omicidio in primo grado. I giudici lo hanno condannato a 24 anni di carcere riconoscendogli le attenuanti generiche ma non l’incapacità di intendere e volere, come chiesto dalla difesa nel corso del dibattimento che ha preceduto il verdetto di primo grado. Per i giudici l’imputato era consapevole di ciò che stava facendo in quel momento. Era cosciente quando ha preso tra le braccia la sua bambina, ha spalancato la finestra e l’ha lanciata nel vuoto. Come un sacco della spazzatura, come una vecchia scarpa. L’impatto è fatale per la piccola Ginevra. Il suo corpicino non resiste a quel terrificante volo. Muore sul colpo. Un rivo di sangue scorre sulle mattonelle, arrivando a macchiare i giocattoli che sono in giardino. Poi l’uomo tenta di togliersi la vita poco dopo aver ucciso la piccola. E per farlo si lancia nel vuoto dalla stessa finestra. Narciso finisce in ospedale, poi viene arrestato e rinviato a giudizio. Per la Procura di Nola che ha coordinato le indagini non ci sono dubbi: è stato lui ad uccidere Ginevra. Durante il processo i legali dell’uomo, professionista presso uno studio a Caserta, suo paese d’origine, hanno tentato di provare che l’imputato aveva agito in preda a un raptus di follia. Uno stato di incoscienza dettato, tra l’altro, dai numerosi screzi familiari che avevano di fatto incrinato il rapporto con la moglie. Una tesi che però non ha convinto i giudici del tribunale di Napoli. Nel dispositivo la Corte d’Assise, presieduta dalla dottoressa Concetta Cristiano, ha anche condannato Narciso al risarcimento danni in favore delle parti civili costituite nel processo, tra cui la mamma della piccola Ginevra, rappresentata dagli avvocati Sabato Graziano e Giuseppe Bonavita. Alla sua ex compagna Narciso dovrà anche corrispondere una provvisionale di 100.000 euro. Per l’imputato è stata anche disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Entro 60 giorni verranno depositate le motivazioni di questo verdetto. E difesa e accusa potranno presentare l’eventuale ricorso in Appello.

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