Scandalo elezioni a Torre del Greco, Buono scaccia le ombre: «Mai pagato per i voti»

Alberto Dortucci,  

Scandalo elezioni a Torre del Greco, Buono scaccia le ombre: «Mai pagato per i voti»
Il consigliere comunale Mario Buono

Torre del Greco. E’ rimasto un’ora collegato in videoconferenza con il giudice Antonio Fiorentino del tribunale di Torre Annunziata per provare a sciogliere, uno per uno, tutti i nodi della tormentata corsa alle urne del 2018. A partire dalle voci sul giro di soldi per portare a casa le preferenze degli elettori fino alle assunzioni dei netturbini-precari, passando per l’aggressione a colpi di schiaffi a Stefano Abilitato nel quartiere di San Giuseppe alle Paludi. A una settimana dall’arresto, Mario Buono – il consigliere comunale finito agli arresti domiciliari con l’accusa di voto di scambio – ha voluto chiarire, durante l’interrogatorio di garanzia, tutte le contestazioni avanzate dai titolari delle indagini sul «mercimonio politico» andato in scena all’ombra del Vesuvio tra il mese di maggio e il mese di giugno del 2018. Assistito dall’avvocato Luigi Spadafora del foro di Nola, l’imprenditore del settore delle pulizie ha evidenziato come non fossero state registrate – al netto delle accuse formulate da Giovanni Massella, l’ex collaboratore di giustizia arrestato e condannato come capo della squadra di galoppini assoldati da Simone Onofrio Magliacano e Stefano Abilitato – dazioni di denaro. Dei tremila euro affidati – secondo la «gola profonda» di corso Garibaldi – al meccanico Gennaro Savastano per «comprare i voti» non ci sarebbero, infatti, tracce concrete all’interno del fascicolo messo in piedi in tre anni dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli. Mentre i frequenti contatti con il commercialista Simone Onofrio Magliacano – l’ex assessore al bilancio del Comune – per le assunzioni nell’ambito dei progetti Fila e Garanzia Giovani erano relativi al mese di febbraio, due mesi prima della decisione di entrare in politica. «L’interessamento ai progetti – la sintesi della spiegazione di Mario Buono al magistrati – era legato alla mia attività imprenditoriale, intorno a cui ruotano in modo diretto o indiretto circa 40/50 lavoratori: potevano rappresentare un’importante opportunità professionale». Dunque, l’attenzione ai due progetti sarebbe nata – secondo l’indagato eccellente del secondo filone dello scandalo sul voto di scambio – a febbraio per sfociare «naturalmente» a maggio, secondo i tempi della procedura. Infine, Mario Buono ha voluto chiarire l’episodio dell’aggressione in vico Agostinelle a Stefano Abilitato – il consigliere comunale arrestato a inizio aprile del 2019 e successivamente condannato a due anni e 8 mesi – e ai suoi sostenitori elettorali, sottolineando come fosse stata un’iniziativa personale dello stesso Gennaro Savastano e di Vincenzo Izzo, titolare della pescheria Don Do’ in zona porto. Al termine dell’interrogatorio di garanzia, il legale di Mario Buono ha presentato istanza di revoca della misura cautelare.

Gli altri indagati

Diversa la strategia difensiva degli altri indagati del secondo filone dell’inchiesta: l’ex assessore Simone Onofrio Magliacano – ritenuto il «regista» anche del secondo gruppo di compra-voti- ha scelto di non rispondere alle domande del gip, ma avrebbe sostanzialmente ammesso gli addebiti con una dichiarazione spontanea. Scena muta, invece, per Gennaro Savastano – assistito dall’avvocato Luisa Faraone Mennella – e Vincenzo Izzo, alias pisiello. I due indagati già sono a processo davanti ai giudici del tribunale di Torre Annunziata proprio per l’aggressione in via Agostinella. Un’ipotesi di reato a cui, a due anni di distanza, i titolari dell’inchiesta hanno aggiunto quella dell’associazione a delinquere finalizzata a garantire l’elezione di Mario Buono. Sbarcato in consiglio comunale all’opposizione e recentemente passato in maggioranza con il sindaco Giovanni Palomba prima di essere raggiunta dalla misura di custodia cautelare. Una nuova bufera sulla casta di palazzo Baronale capace di convincere lo stesso primo cittadino a chiedere al prefetto di Napoli l’invio di una commissione d’accesso in Comune.

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