Chef stellati in piazza con gli stagionali, sos di Don Alfonso: «Fateci riaprire, abbiamo voglia di lavoro»

Salvatore Dare,  

Chef stellati in piazza con gli stagionali, sos di Don Alfonso: «Fateci riaprire, abbiamo voglia di lavoro»

«Fateci lavorare». Alfonso Iaccarino è uno chef di spessore internazionale. Un ambasciatore del gusto apprezzato in ogni angolo del mondo. Ma anche lui, oggi, nel bel mezzo della pandemia, è costretto a dover tenere chiusa la sua oasi stellata, il famoso Don Alfonso di Sant’Agata, a Massa Lubrense. «E’ dura. Stiamo provando ad aiutare i dipendenti trasferendoli nei nostri punti aperti all’estero. Ma non è facile. Dobbiamo ripartire da qui» dice lo chef, da ottobre assessore al turismo e all’agricoltura del Comune di Sorrento. Stamane, in piazza Tasso a Sorrento, assieme al sindaco Massimo Coppola, sarà al fianco dei lavoratori stagionali del turismo – autisti, guide, camerieri e tanti altri attori della filiera – per chiedere di ripartire. Lo stesso faranno a Capri, Amalfi e Ischia.

Con che spirito prenderà parte alla protesta?

«Partecipare è un obbligo morale. Significa portare rispetto nei confronti delle persone che lavorano con noi e che sono in difficoltà. Le nostre aziende sono ricche di lavoratori che, a loro volta, stanno vivendo un incubo. E’ fondamentale stare vicino ai lavoratori perché sono la nostra forza. Rappresentano il motore della filiera turistica. Senza le loro qualità professionali ed etiche non saremmo divenuti una location di attenzione mondiale. Qui le aziende sono a carattere familiare, hanno un ruolo sociale sviluppatosi soprattutto nel Dopoguerra. Esiste un rapporto umano speciale, diverso da quello tra un dipendente e un grande industriale».

Le restrizioni intanto continuano e non c’è una data certa per riprendere a lavorare.

«Di base ci sono errori dell’Europa che a catena si riflettono su tutto. Ma è chiaro che molto dipende dall’andamento dei contagi. Entro la prossima settimana speriamo ci siano miglioramenti anche in relazione alle vaccinazioni».

Che ingredienti servono al turismo per portare in tavola un piano di rilancio incisivo?

«Le vaccinazioni sono prioritarie. Soprattutto nei primi tempi la clientela cercherà risposte serie sulla sicurezza. La pandemia ci ha fatto capire cosa eravamo prima del Covid. Un’eccellenza assoluta. Ma spesso si pensava erroneamente che i turisti venivano qui per diritto. Io dico che bisogna meritare le attenzioni. Siamo dinanzi a un esame e dobbiamo ritrovare la carica emotiva giusta. Prima sembrava tutto dovuto».

Nelle vesti di assessore al turismo, la sua esperienza imprenditoriale quanto le sta servendo per disegnare la strategia di ripartenza?

«Tantissimo. Per me è una vita nuova, che mi sta facendo maturare. Sto capendo tante cose».

Ovvero? «E’ molto complesso operare nella politica. Quando si è fuori dal palazzo si dicono tante cose, ma stare all’interno della burocrazia offre un’altra dimensione. Serve uno snellimento delle procedure. Bisogna velocizzare la gestione amministrativa adeguandola agli standard europei. Nel nostro piccolo, abbiamo lanciato gli Stati generali del turismo per dare un segnale. Personalmente ho fatto 42 incontri con operatori e associazioni cittadine. Abbiamo raccolto istanze e proposte da sintetizzare in un piano da portare avanti pure sui tavoli nazionali».

Che estate sarà?

«Sono fiducioso, all’estero i turisti sono affezionati alla Campania e alla penisola sorrentina. Ma dobbiamo conquistare i nuovi mercati. Il segreto è la dieta mediterranea: qui si mangia benissimo con pochi soldi, ci sono eccellenze ovunque. Abbiamo profumi unici. Lavorando su sicurezza sanitaria, ambiente, rifiuti zero e viabilità ci riprenderemo».

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