Castellammare. Il clan D’Alessandro voleva costruire un hotel in penisola sorrentina

Tiziano Valle,  

Castellammare. Il clan D’Alessandro voleva costruire un hotel in penisola sorrentina

Il clan D’Alessandro controlla gli appalti, almeno quelli privati, anche in penisola sorrentina. Il settore in cui si muove la cosca di Scanzano è sempre quello dell’edilizia dove può contare su agganci con ditte pronte a realizzare i lavori e imprenditori disposti a investire, strizzando un occhio alla camorra. E’ uno degli aspetti sui quali si sta concentrando l’Antimafia, partendo dall’attività investigativa condotta dopo l’omicidio di Antonio Fontana, del luglio 2017. E’ proprio a novembre di quell’anno che viene intercettata una conversazione finita agli atti dell’inchiesta “Domino Bis”, che ha portato all’arresto di 16 persone, tra cui boss, gregari e fiancheggiatori del clan D’Alessandro.

A parlare sono due pezzi da novanta della cosca di Scanzano, come Sergio Mosca e Antonio Rossetti. La discussione riguarda un grosso lavoro che dev’essere realizzato in penisola sorrentina e per il quale sembrano già esserci degli agganci.

«Io devo vedere un mio amico a Casalnuovo ué Sergio, perché c’è un lavoro grande sopra i colli di Teresinella», dice Rossetti a Mosca aggiungendo «devono fare un grande albergo là sopra». Rispetto a questa vicenda ci sono due ipotesi investigative: il clan D’Alessandro aveva contatti con l’investitore e quindi avrebbe fatto in modo di far affidare i lavori a una ditta intestata a un prestanome; la cosca aveva contatti diretti con la società che avrebbe dovuto realizzare l’albergo (presumibilmente nella zona dei Colli di San Pietro) e quindi doveva contrattare l’estorsione, forse ottenendo anche qualche subappalto.

Ipotesi che si fondano sulle inchieste che hanno già permesso di accertare il sistema messo in piedi dal clan D’Alessandro a Castellammare di Stabia, dove secondo i pentiti controlla il novanta per cento degli appalti pubblici e privati. Sta di fatto che secondo quanto scrive l’Antimafia nell’informativa inviata al gip del Tribunale di Napoli, per le richiesta di applicazione di misure cautelari: «Le indagini hanno permesso di accertare che il clan D’Alessandro ha esteso il suo predominio anche sulla vicina penisola sorrentina».

Una tesi supportata anche da un’altra intercettazione di un mese dopo, in cui si discute di un’estorsione a Vico Equense. A discutere, senza sapere di essere ascoltati dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, sono sempre Sergio Mosca e Antonio Rossetti. Quest’ultimo fa il resoconto al boss dei soldi incassati negli ultimi giorni e soprattutto rivela di un imprenditore con il quale bisogna stabilire l’importo dell’estorsione. «Il fatto di Vico Equense, ha detto il legale che Ciccio non è al corrente di niente, di 5mila, di 10mila euro. Non ha parlato di nessun prezzo con questo, io gli ho detto che ho l’appuntamento martedì sera con questo». L’ipotesi, in questo caso, è che il clan dovesse imporre un’estorsione per i lavori di ristrutturazione di un palazzo.

Vicende che sono oggetto di approfondimenti da parte delle forze dell’ordine, che ritengono che il clan sia riuscito a infiltrarsi anche nell’economia reale della penisola sorrentina, investendo soprattutto nel settore turistico i soldi ricavati con estorsioni e traffici di droga e armi.

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