Quarto Sistema, indagini chiuse: il nuovo clan verso il processo

Ciro Formisano,  

Quarto Sistema, indagini chiuse: il nuovo clan verso il processo

L’inchiesta è chiusa. L’Antimafia ha in mano tutte le prove. E i 14 indagati coinvolti nell’inchiesta sul “Quarto Sistema” – il nuovo sodalizio criminale nato nelle palazzine del rione Penniniello con l’intento di mettere al tappeto i Gionta – rischiano di finire tutti a processo. Nei giorni scorsi, infatti, sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari ai sospettati finiti al centro dell’inchiesta che a settembre dello scorso anno ha portato alla luce l’esistenza di un nuovo sodalizio criminale specializzato nelle estorsioni e fondato sull’odio nei confronti dei Valentini. Un nuovo clan composto – come accertato dall’inchiesta coordinata dal pm dell’Antimafia, Ivana Fulco – da figli e nipoti di affiliati morti ammazzati nella guerra contro i Gionta. Tutti gli indagati – eccetto Giuseppe Losco (che risponde di concorso in estorsione) – sono accusati di aver fatto parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso. Un clan guidato, secondo l’Antimafia, da Domenico Balzano, alias “sauriello”, Salvatore Carpentieri, noto come “Tore viola”, Luca e Pasquale Cherillo, ritenuti i promotori e direttori dell’organizzazione. Erano loro – sostiene la Dda – a individuare gli imprenditori da taglieggiare, a dare gli ordini agli altri affiliati, a ordinare minacce e ritorsioni per chi non si piegava alle richieste estorsive. Attorno a loro un gruppo di “fedelissimi” composto – sempre secondo l’accusa formulata dall’Antimafia – da Vincenzo Somma, Pietro Evacuo, Vincenzo Anzalone, Natalino Scarpa, Antonio Villani, Alessio Pio De Simone, Salvatore e Crescenzo Balzano e Matteo Fraterno. Nel mirino dell’inchiesta anche due estorsioni di cui il clan si sarebbe reso protagonista tra  maggio e giugno dello scorso anno. Gli indagati adesso avranno 20 giorni di tempo per depositare memorie o per chiedere di essere ascoltati dal pm per chiarire la propria posizione. Al collegio difensivo (composto dagli avvocati Antonio de Martino, Ciro Ottobre, Giuseppe De Luca, Sergio Cola, Ferdinando Striano e Maria Formisano) il compito di provare a scalfire il castello accusatorio eretto dall’Antimafia a carico dei presunti esponenti del nuovo sodalizio criminale che voleva mettere le mani su Torre Annunziata.

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