Deiulemar, l’hotel Poseidon venduto a 4,8 milioni. Neanche le briciole ai risparmiatori

Alberto Dortucci,  

Deiulemar, l’hotel Poseidon venduto a 4,8 milioni. Neanche le briciole ai risparmiatori
L'hotel Poseidon

Torre del Greco. Dopo dieci incanti andati deserti, aggiudicato all’asta l’hotel Poseidon: la struttura alberghiera di via monsignore Michele Sasso è stata «battuta» a 4,8 milioni di euro, cifra lontanissima dagli iniziali 16,5 milioni di euro stimati dalla curatela fallimentare della Deiulemar compagnia di navigazione. Una beffa nella beffa per l’esercito di 13.000 risparmiatori «truffati» dagli armatori-vampiri, perché gli ex obbligazionisti non incasseranno neanche le briciole dalla vendita del «gioiellino» affacciato sul golfo di Napoli: l’immobile era coperto da un’ipoteca accesa dalla banca popolare di Bari – destinata a portare a casa i soldi – rimasta, comunque, insinuata al passivo fino alla «totale copertura dei crediti».

Il decimo incanto

Contrariamente alla «prassi» inaugurata a gennaio del 2019 – periodo della prima asta – all’attenzione del giudice delegato Amleto Pisapia del tribunale di Torre Annunziata è stata presentata un’offerta da parte di una società di Milano interessata all’immobile. Una volta aperta la busta e valutati tutti i requisiti, il successore del giudice delegato Angelo Palescandolo ha aggiudicato – al momento, in via provvisoria, in attesa delle verifiche di rito – l’incanto e concluso l’ultima vendita del «patrimonio immobiliare» direttamente legato alla Deiulemar compagnia di navigazione.

Prezzo in picchiata

La base d’asta del moderno edificio a quattro piani affacciato sul golfo di Napoli era stato già dimezzato a settembre del 2019, quando l’hotel Poseidon venne messo all’incanto per 8,4 milioni. Praticamente a un prezzo ribassato del 50% rispetto alla stima fissata a gennaio del 2019, quando l’ex hotel degli armatori-vampiri venne stimato la bellezza di 16,5 milioni di euro. Una cifra evidentemente capace di spaventare gli investitori, rimasti sempre lontani dal tribunale di Torre Annunziata. Così il prezzo del gioiellino a due passi dal porto è lentamente crollato, fino a toccare quota 4,8 milioni. In pratica – in soli due anni e dieci incanti – sono stati «bruciati» dodici milioni di euro e spiccioli, con buona pace delle speranze dei risparmiatori travolti dal «grande crac» del 2 maggio 2012 di portare a casa qualche ristoro.

La lunga svalutazione

La strategia della triade formata da Alfonso Iovane, Paola Mazza e Vincenzo Di Paolo per fermare le speculazioni finanziarie sul «piatto forte» del patrimonio legato alla Deiulemar compagnia di navigazione, dunque, non è bastata per trovare un «acquirente d’oro» all’albergo diventato  meta privilegiata per i turisti diretti a Napoli e provincia. Dopo l’ennesimo flop dello scorso 28 gennaio – la base d’asta di partenza era scesa già a 8 milioni, la stessa del 26 novembre 2020 – l’aggiudicazione è avvenuta a una cifra, tutto sommato, irrisoria rispetto al valore dell’hotel. Così irrisoria da non consentire neanche la completa «soddisfazione» del creditore privilegiato, rimasto insinuato al passivo del fallimento della Dcn. Sempre davanti agli ex obbligazionisti traditi dagli armatori-vampiri.

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