Torre del Greco, i veleni del bilancio sotto i fari di prefetto e Corte dei Conti

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, i veleni del bilancio sotto i fari di prefetto e Corte dei Conti

Torre del Greco. Un esposto al prefetto Marco Valentini e al procuratore della corte dei conti della Campania per denunciare i vizi di procedura relativi all’approvazione del bilancio di previsione per il 2021. è l’appendice legale della turbolenta seduta del consiglio comunale andata in scena la scorsa settimana a palazzo Baronale, conclusa con il via libera della «nuova maggioranza» guidata dal sindaco Giovanni Palomba al documento contabile dell’ente di largo Plebiscito: un via libera arrivato tra veleni e polemiche, ora finite sotto i fari dell’organismo territoriale del governo.

A cui i nove esponenti dell’opposizione hanno inviato un esposto per rappresentare le «anomalie» – già denunciate, inutilmente, in consiglio comunale – accompagnato dall’invito «a intervenire al fine di condurre a legalità l’operato dell’ente e a interrompere eventuali illegittimità o illiceità in atto».

Tre, in particolare, i «vizi» messi nero su bianco dalla minoranza di palazzo Baronale: in primis, la mancanza degli allegati obbligatori al bilancio «in aperta violazione delle disposizioni regolamentari». Tale da rendere, vista l’impossibilità di prendere visione degli atta da parte dei consiglieri comunali, la seduta dell’assise non valida.

Un ampio capitolo dell’esposto è poi dedicato all’assessore Felice Gaglione, fratello del titolare della Rsa finita ripetutamente al centro di un feroce dibattito politico. Proprio per il legame di sangue con il titolare della casa di riposo già «in affari» con il Comune, l’ex presidente del consiglio comunale si sarebbe – secondo la tesi ora al vaglio del prefetto – dovuto astenere dall’approvazione dello schema di bilancio in cui sono previsti 1,8 milioni per l’acquisto di servizi per interventi a favore di anziani e soggetti a rischio esclusione sociale.

Infine, i nove consiglieri comunali di opposizione contestano la violazione del principio di veridicità del bilancio di previsione, legata a un presunto atto in falso pubblico relativo alla posizione di un agente contabile. Tre vizi di legittimità già sollevati durante la riunione-fiume del consiglio comunale, tutti respinti al mittente senza neanche essere discussi in aula. E ora «girati» per le rispettive competenze al procuratore della corte dei conti in Campania e al prefetto Marco Valentini. Diventato, suo malgrado, un esperto dei «disastri politici» provocati negli ultimi tre anni all’ombra del Vesuvio.

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