La storia di Lisa: falsa positiva al Covid e segregata in casa per un’omonimia

Gaetano Angellotti,  

La storia di Lisa: falsa positiva al Covid e segregata in casa per un’omonimia

«Sono indignata perché sono stata costretta ad abbandonare per due settimane mia madre, anziana e non del tutto autosufficiente, senza un motivo reale. Ma anche perché, al posto mio, un’altra persona se n’è andata in giro tranquillamente nonostante fosse positiva al Covid».è una storia surreale, quella che vede protagonista suo malgrado un’insegnante di Boscoreale, Lisa Parlato, che ha deciso di raccontare quello che le è accaduto dalle colonne di Metropolis «affinché situazioni incresciose come queste non abbiano a ripetersi». L’odissea della signora Parlato inizia a fine marzo, quando avendo bisogno di un intervento chirurgico a causa della sindrome del tunnel carpale a una mano, si sottopone a un tampone in una clinica privata del Vesuviano. Così come impone la procedura, da quando l’emergenza Covid ha reso necessario adottare misure precauzionali per evitare il diffondersi dei contagi. «Il primo aprile – racconta la signora Parlato – mi sottopongo al tampone che, per quanto ne so, andava anche ripetuto perché l’operatrice, nell’effettuarlo, mi ha fatto sanguinare il naso. L’ho fatto presente, ma mi hanno risposto che non era assolutamente necessario. Il tampone è stato inviato a un laboratorio di analisi ad Ariano Irpino, dopo di che mi hanno avvisato che l’esito purtroppo era positivo. Dopo di che, ovviamente, il mio nominativo è stato inserito sulla piattaforma regionale ed è scattata per me la quarantena». Tuttavia, non essendo affatto convinta di questo esito inaspettato, la signora Parlato ha deciso di effettuare un altro test, privatamente. «Come sospettavo – racconta – ha dato esito negativo. Così immediatamente ho contattato sia la clinica che il laboratorio, facendo presente che sicuramente doveva esserci stato un errore, e che quindi avrebbero dovuto prendere i provvedimenti del caso. E in effetti mi hanno confermato che probabilmente doveva esserci stata una disattenzione nell’accoppiare il codice relativo al nominativo al giusto tampone, perché proprio quel giorno era stato esaminato anche il test effettuato da un’altra donna con il mio stesso nome e cognome. Tuttavia, io che pensavo che l’errore sarebbe stato facilmente corretto, sono rimasta amaramente delusa: il mio nome dalla piattaforma non è stato cancellato, e quindi se mi avessero controllato fuori casa avrei rischiato la denuncia e la sanzione di 400 euro. Mentre, nel frattempo, un’altra persona – lei sì positiva! – se ne è andata in giro tranquillamente, magari contagiandone chissà quante altre». A confermare la negatività al Covid della signora Parlato, nei giorni seguenti, anche altri test, effettuati sempre privatamente dall’insegnante di Boscoreale. «Mi sono sottoposta al tampone altre due volte – spiega  ho fatto anche un test sierologico e tutti hanno dato esito negativo. Non solo: anche degli esami del sangue non risultano  gli anticorpi al virus, quindi tutto conferma che in realtà non sono mai stata positiva. Nella giornata di oggi mi sottoporrò al tampone di controllo che l’Asl prevede per l’uscita dalla quarantena, e sono sicura che anche quello non potrà che confermare la negatività». Tuttavia, le resta l’amaro in bocca per aver subìto quella che giustamente considera un’ingiustizia. «Non tanto o non solo per me – sottolinea Lisa Parlato – quanto per il fatto che in queste due settimane sono stata costretta ad abbandonare letteralmente mia madre, anziana e malata, che non vive con me. Chiaramente ho fatto in modo che mio figlio si occupasse delle incombenze più urgenti, ma lei è legatissima a me. E il fatto di non vedermi per tanto tempo, di non trascorrere insieme le festività pasquali, l’ha indotta in una forma di depressione. Già la situazione non era delle migliori, dal momento che a causa del lockdown e delle sue condizioni di salute ovviamente esce pochissimo di casa: togliendole anche il contatto con me, è come se fosse stata tagliata fuori dal mondo. Il tutto a causa di un’assurda burocrazia che non è capace nemmeno di ammettere i propri errori. Mi auguro solo che quello che è accaduto a me non si ripeta nei confronti di altre persone».

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