Scafati, faida in FdI. Salvati caccia Di Massa

Adriano Falanga,  

Scafati, faida in FdI. Salvati caccia Di Massa

Fratelli coltelli. Sarebbe stato un colpo gobbo del sindaco Cristoforo Salvati a far fuori Alfonso di Massa. Non è bastato avere il sostegno di Camillo Auricchio e Anna Conte, non sono bastati i circa 750 voti che ne hanno fatto il consigliere più votato, a tutelare Alfonso Di Massa in Giunta. Dalla rimodulazione chiesta e ottenuta dai cinque dissidenti Pasquale Vitiello, Antonella Vaccaro, Anna Conte, Paolo Attianese e Daniela Ugliano, l’unico a pagare l’uscita dall’esecutivo è stato il solo ex centrista. “Ringrazio Di Massa per aver lasciato posto a Vitiello” ha dichiarato il primo cittadino, lasciando intendere che la sua testa sia stata frutto delle trattative con i 5 dissidenti. A Di Massa è stato assicurato un ruolo centrale nell’amministrazione, che dovrebbe essere una poltrona nel CDA dell’Ente D’Ambito Rifiuti. Un incarico per il quale potrebbe essere anche incompatibile, ma il punto è un altro.

A due giorni dalla presentazione della nuova Giunta, emerge che a volere l’uscita di Di Massa non sia stato Vitiello, anzi. Il sindaco alle sue cinque liste aveva chiesto di indicare i propri assessori di riferimento. Il suo stesso partito, Fratelli D’Italia, nonostante l’indipendenza di Di Massa aveva comunque indicato tre posizioni, tutte e tre assessoriali. Nero su bianco, l’accordo prevedeva la riconferma di Nunzia Di Lallo, Alessandro Arpaia e Di Massa. Ad essere messa in discussione era la Presidenza del Consiglio, attualmente in mano a Mario Santocchio nella sua qualità di consigliere anziano, essendo stato sfiduciato. Salvati però all’ultimo minuto, e a quanto pare di sua volontà, avrebbe deciso che le posizioni in quota Fdi erano certamente tre, vale però a dire due assessori e la Presidenza dell’Assise. Una decisione che ha comportato l’entrata in Giunta di tre quote dai dissidenti, nonostante, numeri alla mano, non tutti hanno ricevuto il sostegno di due assessori a testa. Secondo il primo cittadino la scelta è stata necessaria per garantire l’equilibrio politico ed evitare il voto, o peggio ancora l’inciucio con l’opposizione. Di Massa non parla, al suo posto però è stato Camillo Auricchio a rivendicare il torto subito. Ma lascia il tempo che trova, lo stesso Auricchio ha poi preso parte ai “festeggiamenti” per la nuova Giunta. Non è però scontato il voto di fiducia a Santocchio, visto, ed è doveroso ricordarlo, che tutto il caos è nato proprio da quella mozione di sfiducia presentata dai cinque e votata in Consiglio, che di fatto ha tagliato “la testa” a Santocchio.

Poco importa del resto, con o senza voto dei dissidenti l’avvocato di Fdi resta al suo posto, ironia della sorte grazie a quel ruolo di consigliere anziano che gli aveva ceduto, guarda caso, proprio Alfonso Di Massa. Fatta la Giunta, resta ancora da ritrovare l’equilibrio. Tra gli alleati regna un diffuso malcontento sulla spartizione delle deleghe. Da decidere ancora le nuove presidenze delle commissioni consiliari. Unica certezza, l’Ente non è in grado neanche di assicurare con puntualità il rinnovo delle carte d’identità. Ma questa è un’altra puntata.

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