Faito, faida tra Comuni. Gli ambientalisti: «Evitare le speculazioni»

Salvatore Dare,  

Faito, faida tra Comuni. Gli ambientalisti: «Evitare le speculazioni»

Il Comune di Vico Equense sta trattando con la Città metropolitana di Napoli l’acquisizione del 50 per cento del Faito. E’ un’idea che fa irritare l’amministrazione municipale della vicina Castellammare di Stabia, che invece invita la Regione Campania a diventare l’unico ente proprietario della montagna. E dunque a frenare l’obiettivo della giunta di Vico Equense. Fatta la somma, ecco il totale: è in corso una vera e propria faida politica che si gioca a distanza di sicurezza. Tanto che il sindaco di Castellammare di Stabia Gaetano Cimmino aveva addirittura chiamato in causa un possibile interessamento alla querelle di Procura di Torre Annunziata e Antimafia. Ma in questa telenovela appare evidente che in questo momento la tutela ambientale e le politiche di rilancio del Faito sono divenuti argomenti secondari rispetto a guerre di potere e poltrone. Una ricostruzione che aderisce appieno a quella contenuta in una lettera che il Wwf Terre del Tirreno, l’associazione Italia Nostra sezione penisola sorrentina e Legambiente circolo “Il Melograno” penisola sorrentina hanno inviato al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, all’assessore regionale all’ambiente Fulvio Bonavitacola, al sindaco metropolitano Luigi de Magistris e, per conoscenza, al parco regionale dei Monti Lattari. Oggetto della missiva: riportare al centro del confronto il tema della sostenibilità ambientale e della tutela della risorsa Faito, conducendo dunque un’operazione di vera programmazione e cura dell’ambiente. «Dal dibattito recente sulla proprietà e il futuro del Faito purtroppo emerge che la tutela e la conservazione del patrimonio naturalistico e paesaggistico continuano ad essere non prioritarie per gran parte degli amministratori e politici del nostro territorio. L’insensibilità ecologica di questa classe politica – continua la lettera – si trasforma in un grave pericolo per la collettività e per l’ambiente quando essa intravede la possibilità di utilizzare risorse pubbliche per realizzare vecchie idee e progetti propri di un’economia speculativa che continua a consumare il nostro territorio. Se al centro dell’attuale dibattito sul Faito ci fossero la sua tutela, la conservazione dei suoi habitat naturalistici, la rinaturalizzazione delle aree interessate dagli incendi, la salvaguardia dei suoi incantevoli paesaggi, la regolamentazione, il controllo e i limiti della sua fruizione, non avrebbe alcun senso l’attuale prosaica diatriba campanilistica sulla proprietà del Faito». C’è un punto inderogabile: la montagna deve restare pubblica. «Invece di continuare a parlare di sviluppo per quest’area, si inizi a pensare e programmare attività umane che possono essere esercitate nel rispetto dei vincoli esistenti e solo se non in contrasto con tali finalità» scrivono gli ambientalisti che auspicano che sia ridata centralità all’ente parco. «Un’istituzione come il Parco se valorizzata come in altri contesti e non relegata a promuovere attività turistiche o ad esistere solo “sulla carta” può contribuire e coinvolgere le popolazioni locali sugli obiettivi e sui processi inevitabili di transizione ecologica. Per tutto questo è necessario fare delle scelte senza farsi abbagliare dal contingente ma avendo una visione per un futuro possibile» conclude la nota.

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