L’ex pentito di Poggiomarino vittima dell’agguato a San Marzano stava riorganizzando un giro di racket alle imprese

Andrea Ripa,  

L’ex pentito di Poggiomarino vittima dell’agguato a San Marzano stava riorganizzando un giro di racket alle imprese

 

C’è un’altra inchiesta che corre parallelamente a quella aperta martedì pomeriggio, quando dall’ospedale Martiri di Villa Malta di Sarno è giunta la notizia di un uomo in gravi condizioni di salute per una ferita d’arma da fuoco. La squadra mobile di Salerno, incaricata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, oltre a far luce sull’agguato che ha visto protagonista Carmine Amoruso, l’ex pentito scampato a un commando armato alcuni giorni fa, ha avviato accertamenti anche su un presunto giro di racket, imbastito proprio dall’ex luogotenente del clan Giugliano di Poggiomarino. Estorsioni alle attività commerciali di San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio che avrebbero “infastidito” le organizzazioni criminali che negli anni hanno messo le mani sul business delle imprese da “proteggere”. Secondo gli investigatori nel corso degli ultimi mesi aziende e negozi del territorio avrebbero ricevuto la “visita” del gruppo di Amoruso, pronto a offrire protezione in cambio di un’offerta per il “servizio”. Richieste divenute indigeste per chi impone la propria legge criminale in quel fazzoletto di territorio a cavallo tra le provincie di Napoli e Salerno. E proprio per aver pestato i piedi ad altri clan attivi nell’Agro nocerino-sarnese, l’ex pentito tornato a fare il criminale negli ultimi mesi, uscendo anche dal percorso di protezione per i collaboratori di giustizia che lo Stato gli aveva offerto, è rimasto vittima di un agguato. Non è morto, s’è salvato grazie a un gesto istintivo: un braccio alzato nel tentativo di parare i colpi. Uno dei cinque colpi di pistola esplosi dai sicari in azione martedì pomeriggio, in via Gramsci, a San Marzano sul Sarno, s’è conficcato nella scapola sinistra. Ieri mattina il 36enne finito nel mirino dei sicari è stato sotto posto a intervento chirurgico da un’equipe di medici del nosocomio dell’ospedale Martiri di Villa Malta, è fuori pericolo. Presto potrebbe essere ascoltato dagli inquirenti per provare a far luce sull’agguato e sui suoi recenti affari. Restano forti i sospetti e le ombre sulle operazioni messe in campo da Amoruso in questi mesi. Quali attività avrebbe avvicinato? Chi lo sta fiancheggiando? E soprattutto chi ha tentato di ucciderlo martedì pomeriggio? Interrogativi a cui la squadra mobile sta cercando di dare risposta. Certo è che chi ha fatto fuoco contro Carmine Amoruso lo ha fatto nel chiaro intento di uccidere il 36enne di Poggiomarino. Anche stavolta il destino gli ha concesso un’altra possibilità. Come nel luglio del 2009, quando un gruppo di sicari – di cui ancora oggi non si conoscono i nomi – lo aveva messo nel mirino. Il commando fece fuoco in piazza De Marinis a Poggiomarino, ma a morire sotto i colpi dei proiettili fu una vittima innocente: Nicola Nappo che con la camorra non aveva nulla a che fare, ma aveva l’unica colpa di assomigliare a Carmine Amoruso, il vero obiettivo dei criminali.

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