Scandalo voto di scambio a Torre del Greco: tutti i nomi sotto i fari della procura

Alberto Dortucci,  

Scandalo voto di scambio a Torre del Greco: tutti i nomi sotto i fari della procura
L'istituto superiore «Cristoforo Colombo» sede dei 5 seggi di corso Garibaldi

Torre del Greco. C’è una frase segnata in grassetto in tutti gli atti dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli della procura di Torre Annunziata sullo scandalo del voto di scambio all’ombra del Vesuvio: «Voglio precisare che il giorno delle elezioni, in corso Garibaldi, non eravamo l’unico gruppo attivo nella ricerca e nell’acquisto di consensi elettorali: c’erano in tutto sette gruppi impegnati nella stessa illecità attività». A scoperchiare il vaso di Pandora del mercimonio politico – già il 14 giugno 2018, a meno di una settimana dal primo turno – era stato Giovanni Massella, figlio di un boss ucciso in un agguato di camorra nonché ex testimone di giustizia: le sue parole consentirono agli investigatori di chiudere il cerchio intorno alla «squadra» dell’ex assessore Simone Onofrio Magliacano e del consigliere comunale Stefano Abilitato – pronto a lasciare l’incarico dopo l’arresto – e successivamente di ricostruire l’associazione a delinquere messa in piedi dal consigliere comunale Mario Buono, fresco di dimissioni e ai domiciliari dallo scorso 2 aprile. Ma le indagini sulle restanti attività illecite andate in scena all’esterno dell’istituto superiore Cristoforo Colombo – sede dei cinque seggi finiti sotto i fari dei pm – non si sono mai fermate. Perché l’obiettivo dei magistrati è stanare tutti e sette i gruppi «denunciati» dalla gola profonda della zona porto.

I nomi e i numeri

Non a caso, all’interno del fascicolo in mano all’ex pubblico ministero dell’antimafia di Napoli c’è un elenco con tutti i «numeri» delle sezioni in cui – come già dimostrato da varie sentenze – il voto di scambio venne effettuato con raccapricciante sistematicità. Su 48.240 preferenze distribuiti al primo turno ai candidati al consiglio comunale, circa il 6% – in tutto 2.874 voti – venne assegnato a corso Garibaldi. Dove, in cambio di 20 euro, decine di elettori decisero di vendere il proprio consenso. Così ora gli investigatori sono impegnati a incrociare i verbali con le dichiarazioni dei «protagonisti» della compravendita politica con i dati finali degli scrutini. Da cui si evince come la metà del «serbatoio di voti» di corso Garibaldi – circa 1.500 preferenze – sia andata a soli 20 candidati su 650 aspiranti a uno scranno a palazzo Baronale. Addirittura 1.082 i consensi racimolati dai leader della classifica, tra cui compaiono proprio Mario Buono e Stefano Abilitato. Gli unici, insieme a 4 politici oggi tutti seduti nel «parlamentino» cittadino, a sfondare il muro dei cento voti nelle 5 sezioni. Alle loro spalle, il prossimo consigliere comunale Carmela Iacomino – destinata a subentrare a Mario Buono – e i due «debuttanti» Simone Gramegna e Lucia Vitiello, entrata al posto di Stefano Abilitato. Nessuno dei restanti «top 20 di corso Garibaldi» risulta fino a oggi indagato, ma chiaramente la procura di Torre Annunziata vuole verificare la legittimità del pienone di preferenze nelle cinque sezioni dello scandalo.

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