Castellammare. I colonnelli del clan D’Alessandro davanti al Riesame

Tiziano Valle,  

Castellammare. I colonnelli del clan D’Alessandro davanti al Riesame

I colonnelli del clan D’Alessandro davanti al Riesame. A chiedere l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere incassata per l’inchiesta Domino Bis sono pezzi da novanta della cosca di Scanzano come Ettore Spagnuolo, Antonio Longobardi e Carmine Barba, oltre che Giovanni Izzo, nipote del boss Sergio Mosca, che invece è finito agli arresti domiciliari. Le indagini condotte dall’Antimafia hanno consentito di svelare come il clan D’Alessandro – nel periodo tra il 2017 e il 2019 – continuasse a imporre estorsioni a ditte e imprese che lavorano tra Castellammare di Stabia e la penisola sorrentina.Nell’ambito dell’organizzazione criminale, da decenni egemone in città, secondo gli investigatori ad avere un ruolo di spicco era soprattutto Ettore Spagnuolo.

Quest’ultimo viene tirato in ballo dal pentito Pasquale Rapicano, come uno dei componenti del gruppo di fuoco dei D’Alessandro. Ma, intanto, stando alle indagini dell’Antimafia risulta tra i più attivi nell’imporre le estorsioni alle aziende. Spagnuolo, inoltre, è sospettato anche di aver controllato la maxi-truffa ai danni dello Stato, attraverso i rimborsi 730.

Sarà il primo, nella giornata di domani, a presentarsi davanti ai giudici del Riesame.A chiedere l’annullamento della misura cautelare anche Antonio Longobardi, ras del rione Cicerone, già coinvolto nell’inchiesta Domino, che ha acceso i fari sul traffico di stupefacenti a Castellammare. In quella indagine dei carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata, Longobardi risultava essere l’uomo di fiducia del boss Sergio Mosca nel controllo delle piazze di spaccio della città. In Domino bis, invece, spunta fuori che Antonio Longobardi fosse anche autorizzato dalla cosca a chiedere estorsioni nel rione Cicerone e nel quartiere San Marco, sempre per conto del clan D’Alessandro.Alla prova del Riesame anche il ras Carmine Barba.

Nell’ultima inchiesta dell’Antimafia spunta il ruolo del pluripregiudicato come custode delle armi della cosca di Scanzano. In un casolare a Privati, nella disponibilità di Barba, gli 007 riuscirono a scovare un kalashnikov, altre armi e munizioni.Spagnuolo, Longobardi e Barba sono stati nel mirino degli investigatori per almeno due anni e stando alla ricostruzione che spunta dagli atti di Domino bis, occupavano ruoli importanti all’interno dell’organizzazione criminale, rapportandosi direttamente con i boss del clan D’Alessandro.

Ha proposto ricorso al Riesame anche Giovanni Izzo, nipote del boss Sergio Mosca, che secondo gli investigatori gestiva un piccolo giro di prestiti a strozzo, proprio in accordo con lo zio. Una vicenda per la quale è indagato anche Vincenzo Gargiulo, alias “rock and roll”, genero di Mosca.La difesa punta chiaramente a scardinare le accuse della Dda, partendo dall’attendibilità dei numerosi collaboratori di giustizia che stanno raccontando i segreti del clan D’Alessandro.

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