Incubo faida a Poggiomarino, il boss o’ Savariello meditava la vendetta contro Rosario o’ minorenne

Andrea Ripa,  

Incubo faida a Poggiomarino, il boss o’ Savariello meditava la vendetta contro Rosario o’ minorenne

Deve scontare vent’anni di carcere, ma il desiderio di tornare a guidare il clan che negli anni ha dominato legge su Poggiomarino non lo ha mai perduto. Antonio Giugliano, detto o’ Savariello, è il luogotenente del clan Fabbrocino, messo lì dal boss a gestire gli affari in città. Da tempo è rinchiuso nel carcere di Nuoro, in Sardegna, per effetto di una sentenza di qualche anno fa. Ma non ha mai smesso di «seguire» le vicende del territorio di cui ha fatto parte da sempre. Ecco perché anche al suo orecchio negli anni sono giunte le informazioni circa la nascita di un nuovo gruppo di fuoco, di un commando armato pronto a mettere le mani su un giro d’affari che un tempo era soltanto appannaggio della sua organizzazione criminale. Nasce da qui, dalle intimidazioni subite e poi da una sorta di patto di non belligeranza, che era solo un accordo di facciata, la decisione di Antonio Giugliano di uccidere Rosario Giugliano – solo omonimo – e capo della nuova squadra criminale che aveva intenzione di stabilirsi a Poggiomarino e mettere le mani su estorsioni e carichi di droga tra il Vesuviano e l’Agro Nocerino Sarnese. A svelare i piano del boss o’ Savariello è stato il collaboratore di giustizia Alfonso Loreto ai magistrati nel 2017, che riferendo di alcune informazioni ricevute dal boss Franco Matrone di Scafati racconta quanto aveva dovuto “masticare amaro” il Savariello per il fatto che Rosario Giugliano stesse dettando legge sul suo territorio. «Matrone mi disse che Rosario Giugliano era tornato a Poggiomarino e si era messo a comandare. – racconta Loreto all’Antimafia – Secondo Matrone vi era una specie di accordo tra Rosario Giugliano e Antonio Giugliano, ma che questi appena sarebbe uscito di galera avrebbe ucciso il suo rivale». Loreto racconta anche di un’aggressione che o’ minorenne avrebbe fatto ai danni di Raffaele Nappo, affiliato del clan Fabbrocino. L’ennesimo sgarro di un killer senza scrupoli che negli anni ha scompaginato gli equilibri criminali del territorio.

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