Torre Annunziata. “Abbiamo lavato con la pompa dell’acqua la macchia di sangue lasciata sull’asfalto. L’hanno ucciso qui, a venti metri dalla guardiola della nostra autorimessa di famiglia. In servizio c’era mio fratello Pierluigi, è stato lui a fare entrare nel parcheggio sia Maurizio che la figlia. Tutti e due stavano cercando un posto tranquillo per cambiare la ruota. A un certo punto è entrata una persona, stava insieme ad altre tre o quattro. Maurizio, prima dell’aggressione, ha urlato ‘lascia stare, voglio solo andare via’. Tutto ciò lo conosco grazie al racconto di mio fratello. Lui è stato il primo a soccorrerlo e adesso è sotto choc. E’ per questo che, stamattina, sono sceso a lavorare al suo posto. Mio fratello proprio non ce l’avrebbe fatta”.

Queste le parole di Giulio Savarese, fratello di Pierluigi, il principale responsabile dell’autorimessa in via IV Novembre dove, due sere fa intorno alle 21:30, Maurizio Cerrato è stato barbaramente ucciso con una coltellata al petto. “Una vera e propria barbarie, non si può uccidere per un alterco o un posto auto” commenta ancora Giulio Savarese, che ieri mattina ha sostituito il fratello nel lavoro alla “guardiola”. “Pierluigi ha raccontato tutto agli inquirenti, ha trascorso una notte tra l’ospedale e la caserma. E’ ancora sotto choc e, sinceramente, anche io sono molto provato”.

Nella stessa autorimessa, circa 30 anni fa, venne ucciso lo storico titolare del parking privato, Raffaele Savarese. I suoi figli, Pierluigi e Giulio, sembrano adesso gli unici coraggiosi nel voler parlare in un quartiere della zona sud – via IV Novembre, nota come Bosco del Monaco – dove al contrario omertà e reticenza sembrano essere “prepotenti”. “Non ho sentito nulla. L’ho saputo leggendo un articolo postato su Facebook” dice infatti, su tutti, una residente del rione, che abita al primo piano di una palazzina con vista sull’autorimessa in via IV Novembre.

La vittima, Maurizio Cerrato, trascorreva spesso un po’ di tempo libero in via Gino Alfani. amava sedersi su una panchina, a guardare il mare nei pressi di un bar della zona. Qui, un suo conoscente, Raffaele, 39 anni, lo ricorda in questo modo: “Proprio tre giorni fa era seduto vicino a me, sulla panchina. Maurizio era una persona squisita. Lo incontravo presto, a prima mattina: faceva footing, poi prendeva il treno per andare a lavorare”.

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