Sorrento. B&b messi in vendita: sono gli effetti della crisi

Salvatore Dare,  

Sorrento. B&b messi in vendita: sono gli effetti della crisi

La crisi c’è. Si fa sentire. E la mancanza di certezze sulla ripresa del settore turistico mette in ginocchio migliaia di operatori, dipendenti, imprenditori, famiglie. Che ci sia forte affanno nel comparto ricettivo lo si desume non solo dai gridi di dolore lanciati a più riprese da sindacati e associazioni di categoria. Ci sono anche i numeri, nudi e crudi, che sottolineano quanto la pandemia dovuta ai contagi da Covid 19 abbia letteralmente steso al tappeto buona parte di imprese, anche a carattere familiare. Basti pensare a ciò che sta accadendo a Sorrento, una realtà famosa in tutto il mondo che prima dell’emergenza sanitaria rappresentava – seppur con forti problemi legati all’ambiente, alla viabilità e alle infrastrutture mai affrontati e risolti fino in fondo – una perla chiesta e frequentata da milioni di turisti italiani e stranieri. Dallo scorso gennaio fino a marzo, mentre i grandi hotel ovviamente hanno calato temporaneamente la serranda, una ventina di attività extralberghiere hanno scelto di fermarsi, chiudere. Una cessazione dell’attività confermata anche dalle note inviate al Comune di Sorrento e sostenute dalle Scia (segnalazione certificata di inizio attività) trasmesse all’attenzione dello sportello unico delle attività produttive del municipio di piazza Sant’Antonino. Chiaramente si tratta di scelte anche momentanee, legate al fatto che a dispetto di ciò che accadeva prima del Covid 19 – quando già a marzo si ripartiva per la stagione turistica – di clienti non ve ne sono e ogni tipo di attività legata all’incoming è bloccata. Nel frattempo, però, a fare da contraltare alle 19 location che hanno cessato la propria attività, vi sono altre decine di strutture extralberghiere che hanno scelto di aprire comunque per l’estate. Senza dimenticare un altro aspetto che va tenuto sotto la luce dei riflettori: il cambio di gestione o proprietà di case vacanza, affittacamere e case vacanza. Sul punto, anche gli operatori – ad esempio, l’Atex, l’associazione turismo extralberghiero della Campania – ha inviato pure al prefetto di Napoli Marco Valentini una richiesta ufficiale per avviare un confronto serrato con l’obiettivo di avviare anche accertamenti su cessioni e operazioni di compravendita. Motivo? Il rischio, il timore, che ci possano essere margini per l’ingresso della criminalità organizzata nel mercato turistico di Sorrento e dintorni. Non è affatto un dettaglio secondario che al centro di nuove indagini avviate dalla Procura distrettuale Antimafia di Napoli via sia anche la vicenda di un albergo situato in penisola sorrentina che a detta di un collaboratore di giustizia – un ex camorrista affiliato a un clan di Castellammare di Stabia – risulti essere nei fatti di proprietà della cosca della famiglia D’Alessandro. Senza dimenticare che, a margine dell’inchiesta Domino 2 della Dda di Napoli, è emerso l’interessamento della camorra per costruire un hotel in località Colli di San Pietro.

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