Omicidio di Torre Annunziata, belve a un passo dall’arresto: «Prendeteli e buttate via le chiavi»

Ciro Formisano,  

Omicidio di Torre Annunziata, belve a un passo dall’arresto: «Prendeteli e buttate via le chiavi»

Hanno i minuti contati le belve che il 19 aprile scorso hanno assassinato Maurizio Cerrato. Le indagini condotte dalla Procura di Torre Annunziata sono ad una svolta decisiva. Gli inquirenti hanno raccolto tutti gli indizi e già questa notte sono partiti i controlli per stanare gli assassini. I carabinieri del nucleo operativo di Torre Annunziata sanno tutto. Sanno chi sono e dove si nascondono. Sanno quanti sono: cinque persone, cinque sospettati, alcuni dei quali con precedenti penali per reati di vario genere. Cinque persone che – secondo i pm – avrebbero partecipato con vari ruoli al folle raid conclusosi con quella coltellata al petto che ha ucciso il sessantunenne di Torre Annunziata.  Il cerchio ormai è chiuso. Ora si attendono solo i provvedimenti del caso. L’obiettivo della Procura guidata da Nunzio Fragliasso è sempre stato quello di blindare le accuse nei confronti dei potenziali indagati per evitare possibili intoppi o clamorosi colpi di scena già durante le indagini preliminari. Specie alla luce della scarsa collaborazione dei testimoni, di chi ha visto in faccia gli assassini ma ha preferito voltarsi dall’altra parte. Sono diverse le persone che infatti avrebbero assistito all’agguato. Ma nessuno ha deciso di aprire bocca.    Una risposta alla città che chiede giustizia. Una risposta soprattutto ai familiari di Maurizio che anche nelle scorse ore hanno ribadito di non avere fretta ma di volere condanne certe per chi gli ha portato via per sempre un marito, un padre. «Avere fretta per vederli fuori dopo due giorni non ha senso – le parole di Tania Sorrentino, la moglie di Maurizio – Voglio avere la certezza che vengano presi tutti e voglio essere sicura che dopo che verranno arrestati buttino via le chiavi. Chi ha commesso questo delitto deve pagare. Per questo ho tanta pazienza». Un’analisi lucida, lineare. Il pensiero di una donna distrutta. Parole che trasudano lacrime. Come quelle che pronuncia anche Maria Adriana, la figlia di Maurizio. Lei che è stata protagonista e vittima di quella terrificante follia. E anche l’ultima a guardare negli occhi Maurizio prima della sua morte. «Lo so chi ha ucciso mio padre. Li ho visti negli occhi». Piange Maria Adriana mentre racconta la sua verità a cuore aperto. «Ma non posso dire altro, non voglio ostacolare le indagini in corso». Ma una cosa è sicura. Non è possibile giustificare quella terribile, folle e assurda aggressione.  «Non c’è nulla di difendibile. Mio padre era disarmato e non voleva litigare con nessuno. E’ stato impotente in quel momento – afferma Maria Adriana – Certo che so chi sono i responsabili. Ho capito che la situazione era degenerata, ma non avrei immaginato che finisse in questo modo». Secondo la ricostruzione al vaglio dei magistrati della Procura di Torre Annunziata – l’inchiesta è coordinata dal Procuratore Nunzio Fragliasso -Maria Adriana sarebbe uscita dal lavoro per andare a prendere la sua macchina in quel parcheggio di via IV Novembre, a pochi passi dall’ufficio nel quale lavora come social media manager. Ha parcheggiato la sua vettura in un posto che qualche famiglia della zona considera di sua proprietà, nonostante si tratti di una strada pubblica. Da qui la prima aggressione verbale alla ragazza. Le bucano le ruote dell’auto. La ragazza chiama suo padre per far riparare la vettura. Maurizio è tranquillo, non vuole litigare. Ma le belve, invece, sì. Un uomo con precedenti penali scaglia Maurizio contro il cofano di un’auto parcheggiata. E lo colpisce con una coltellata al petto. Maurizio muore nel giro di pochi secondi. Sotto gli occhi di sua figlia. «Io l’ho guardato, lui mi ha visto e in un attimo non c’era più – racconta Maria Adriana – Mi ha guardata prima di andarsene. Mi ha guardata negli occhi e mio padre aveva degli occhi bellissimi». @riproduzione riservata

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