Di parole ne ha spese tante in questi giorni orribili. Le più importanti, però, Maria Adriana Cerrato le ha dette ai magistrati e ai carabinieri. Parole che rappresentano la prova chiave dell’indagine che ha portato all’arresto dei presunti assassini di suo padre. E’ stata l’unica che ha avuto il coraggio di parlare, di rompere il silenzio. Lanciando anche un monito alla sua città. La città piegata alla violenza e ai soprusi che le ha portato via per sempre il sorriso del suo papà. E lo ha fatto anche ieri mattina, il giorno degli arresti, del riscatto, della giustizia. Lo ha fatto abbracciando sua madre Tania, alle porte del tribunale di Torre Annunziata. «Tutti sono in tempo per poter cambiare, per capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Io fortunatamente questa distinzione ho cominciato a farla da bambina. Grazie a mio padre, a mia madre e alla mia famiglia. Io spero che queste persone cambino, che Torre cambi. E io farò di tutto per farla cambiare». Maria Adriana oggi è il simbolo della città che non si volta dall’altra parte. E’ l’icona della parte sana di Torre Annunziata. Pronta a ribellarsi ai soprusi mettendo in gioco la propria vita. Come lunedì sera.

Quando ha deciso di spostare quella sedia piazzata su uno spazio pubblico. Un gesto normale, in un paese civile. Un gesto coraggioso, in una città senza regole. «Non l’accettavo, a voi sembra giusto occupare un posto in modo illegale? Ho reagito, è vero. L’avrebbe fatto anche mio padre. Lui queste cose me le faceva sempre notare. Lui avrebbe fatto quello che ho fatto io. La sedia l’ho spostata e la sposterei di nuovo. Se tutti accettiamo questi soprusi il cambiamento non ci sarà mai». E la paura? «Quella si supera» risponde quella ragazza che ha deciso di trasformare il suo dolore in coraggio. «Mio padre è stato un eroe. Si è fatto ammazzare per me. Io combatterò tutta la vita perché queste cose non accadano più», ripete ancora Maria Adriana.  «Mio padre era un eroe, era la persona più simpatica che ho mai conosciuto. Le risate non mancavano mai.

Quel giorno io l’ho chiamato e non me ne pento. E’ stato il padre migliore che io potessi avere». Ad accompagnare Maria Adriana e sua madre Tania anche l’avvocato Giovanni Verdoliva, il legale che segue la famiglia in questa tragica vicenda.  «Torre deve cambiare. Passeremo il resto della nostra vita a ricordarlo e a far si che la gente non lo dimentichi», dice la moglie di Maurizio. Nei loro ricordi, nelle loro lacrime, nelle loro speranze ci sono gli occhi chiari di quell’uomo morto per difendere sua figlia. Un padre morto per difendere la legalità in un città dove regnano violenza e paura. Una città che adesso ha davvero l’ultima occasione per ribellarsi. @riproduzione riservata

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