Scafati. La villa non va demolita, Aliberti chiede 100mila euro al Comune

Mario Memoli,  

Scafati. La villa non va demolita, Aliberti chiede 100mila euro al Comune

Dopo la sentenza del Tar della Campania, che ha stabilito che nella villa dell’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti non c’erano abusi edilizi tanto da condannare Palazzo Mayer a riconoscere al professionista 1.500 euro (oltre all’onorario per l’avvocato difensore), arriva l’ora della richiesta di risarcimento che proprio Aliberti ha calcolato per la mancata vendita della casa finita nell’occhio del ciclone a dicembre del 2019 con il sequestro di alcune opere che furono ritenute – alla luce della decisione del Tribunale – ingiustamente abusive: l’ex sindaco chiede centomila euro al Comune di Scafati per il danno arrecato a causa della mancata vendita dell’immobile.

«Stavo per vendere casa – dice – ma non l’ho potuto fare a causa dell’ordinanza di abbattimento frutto della persecuzione nei miei confronti da parte di alcuni personaggi». Prima il sequestro, con ispezione sia da parte dei vigili urbani che dei tecnici del Comune, poi il procedimento penale e quindi la battaglia amministrativa finora vinta dall’ex sindaco con vari passaggi fino al Tar. «Oltre sulla sospensiva, nel merito sono stati accolti tutti i miei ricorsi – afferma – Che vadano pure all’ultimo grado di giudizio, al Consiglio di Stato, non ho problemi a dimostrare che in quella casa non è stato mai commesso nessun abuso. Addirittura – il riferimento è all’ordinanza di demolizione del febbraio 2020 – quel provvedimento, cosa mai vista nella pubblica amministrazione, fu inserito anche nell’albo pretorio di Palazzo di Città. Se non è accanimento questo, ditemi cos’è. A questo aggiungiamo pure che quella mattina (dicembre 2019) chi è arrivato in casa mia lo ha fatto dietro una denuncia anonima…», dice con amarezza. I giudici del Tar hanno alla fine stabilito che non è mai stato commesso un abuso edilizio e che il ricorso presentato dall’avvocato Ippolito Matrone è legittimo e doveva essere accolto in tutti i suoi punti. Tant’è che per ogni contestazione (soprattutto quella inerente il giardino) il collegio ha rimarcato come il Comune abbia sbagliato a emettere l’ordinanza di demolizione e le opere ritenute abusive non avrebbero dovuto essere poste sotto sequestro. «Di questo ne ero sicuro – dice Aliberti – però i soldi che ho perso per la mancata vendita di quella casa non me li ritorna indietro nessuno…».

La vicenda è chiara: Aliberti e famiglia avevano deciso di «andare via da Scafati» dice l’ex primo cittadino, vendendo la villa di via Aquino, proprio l’ex sindaco aveva contattato l’agenzia immobiliare per stabilire il prezzo. Un accordo c’era pure, la trattativa stava per volgere al meglio, quando l’immobiliarista ha chiamato Aliberti dicendo che non poteva vendere una casa con un’ordinanza di demolizione firmata dal Comune. A questo punto dietrofront da parte dell’agenzia la quale avrebbe anche avuto tra i clienti chi poteva comprare la struttura. Per Aliberti niente vendita. «Questo è il motivo, frutto di persecuzione nei miei confronti, che mi porta a chiedere al Comune 100mila euro».

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