Torre Annunziata reagisce all’orrore delle belve: «Basta violenze»

Salvatore Piro,  

Torre Annunziata reagisce all’orrore delle belve: «Basta violenze»

«Papà». L’ultimo straziante saluto a Maurizio Cerrato lo “firma” lei, sua figlia, Maria Adriana: 21 anni, giovane e bella come il sole. Ha visto negli occhi gli assassini di suo padre. Ieri pomeriggio ad accompagnarla l’applauso di associazioni, cittadini e sacerdoti. Torre ha risposto presente all’appello lanciato parte sana della città. Sorretta a braccio da sua madre, Tania Sorrentino, grossi occhiali scuri per coprire le lacrime che ancora scorrono. Rabbia e disperazione a tratti dilaniante continuano a covarle in corpo. Maria Adriana Cerrato, ieri alle 17:30 in punto, ricorda suo papà, trucidato dalle nuove belve di Torre Annunziata, nel parcheggio teatro dell’orribile delitto di via IV Novembre. Sta per svenire, si fa forza, infine riesce solo a urlare. Il suo è un grido di dolore, consegnato al cielo con quel poco fiato che le resta in corpo: «Papà». Dopo, Maria Adriana crolla. Viene così presa a fatica, da sua madre, dal sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione, fascia tricolore al petto, già listata a lutto, il suo collega di Boscotrecase, Pietro Carotenuto, accompagnato ieri dal figlioletto. La vista del piccolo, per un attimo, distoglie Maria Adriana e mamma Tania da un dolore immenso, che ancora scorre nelle viscere di una famiglia che ora ha sete di verità e giustizia. Il sorriso strappato dal bimbo a mamma Tania e alla giovane Maria Adriana, durerà appena il tempo di uno striminzito battito di ciglia: tutte e due non reggono, andranno via dal luogo del massacro poco dopo, aiutate dalle forze dell’ordine. Prima di abbandonare la manifestazione, Maria Adriana e Tania depongono nel luogo del delitto il “cero della giustizia”: l’ennesimo, acceso a Torre Annunziata, per chiedere che tutti i colpevoli siano presi, poi processati, che infine «marciscano in galera». E’ questo il desiderio della parte sana della città, ieri riunita in massa in via IV Novembre. «Non ci sono parole. Devono marcire in prigione» è il commento in piazzetta più gettonato. Il cero della giustizia, è purtroppo un refrain. In città, ieri pomeriggio, lo stesso cero che reclama «verità e pene esemplari» è infatti tornato a illuminare” le strade torresi dopo la strage di Rampa Nunziante. Ieri, la città ha pianto invece l’ultimo martire. «Maurizio è un martire. Proprio come mio marito, Patrizio Falcone, ucciso l’anno scorso sotto gli occhi di suo figlio» denuncia Anna Gaeta, vittima innocente in una Campania che continua a essere “stuprata” dalla barbarie, dai soprusi e dalla camorra dilagante: una ferocia che non ammette ribellione. Anna, ieri, abbraccia e piange con Maria Adriana. Poi, prima che Maria Adriana salga a bordo di una Bravo grigia, le sussurra all’orecchio: «il tuo è un dramma che sento nella pelle. Mio figlio, proprio come te, ha visto il papà venire trucidato sotto i propri occhi».

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