Castellammare. Camorra, il Riesame lascia in carcere il 23enne Luigi D’Alessandro: «Siede già al tavolo dei boss»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Camorra, il Riesame lascia in carcere il 23enne Luigi D’Alessandro: «Siede già al tavolo dei boss»

Luigi D’Alessandro resta in carcere. Il ventitreenne è un esponente della terza generazione del clan egemone a Castellammare da quasi mezzo secolo ed è già una figura di spicco all’interno della cosca di Scanzano. Questa la tesi dell’Antimafia che il mese scorso ha ottenuto la misura della custodia cautelare in carcere per il giovane. Una tesi che ha convinto anche i giudici del Riesame, che ieri hanno respinto il ricorso presentato dalla difesa che chiedeva la scarcerazione di D’Alessandro.

L’accusa di associazione mafiosa nei confronti del rampollo di Scannano, formulata dal sostituto procuratore della Dda, Giuseppe Cimmarotta, ha retto davanti al Tribunale della Libertà.Un’accusa che si basa sulle intercettazioni finite agli atti dell’inchiesta Domino Bis, che ha svelato una sfilza di episodi di estorsione ai danni di imprenditori e ditte di Castellammare di Stabia e della penisola sorrentina, oltre che il traffico di armi ed episodi di usura. Ma anche sulle rivelazioni del pentito Pasquale Rapicano che individua Luigi D’Alessandro come un giovane già inserito nelle attività della cosca.

«Il figlio di Pasqualino occupa un posto di rilievo nel clan al punto da rappresentare il padre al tavolo delle decisioni», ha raccontato l’ex killer, oggi collaboratore di giustizia in uno degli interrogatori resi davanti ai magistrati dell’Antimafia. «Luigi già si circonda di un gruppo di ragazzi fedelissimi – ha continuato Rapicano – Quando mi sono recato al bar della brisca per portare un messaggio a Giovanni D’Alessandro c’era pure Luigi».Nei verbali in gran parte coperti da omissis, l’ex killer attribuisce un ruolo di spicco all’interno della cosca, al rampollo di Scanzano: «Mentre il fratello è un bravo ragazzo e pensa a studiare».

Luigi D’Alessandro è il figlio di Pasquale, primogenito di Michele, padrino defunto che ha fondato il clan, ormai quasi mezzo secolo fa. Tra le intercettazioni dei carabinieri, ne è spuntata fuori una in cui lo stesso giovane si vantava di questa parentela, dopo aver dato la sua autorizzazione a un giovane di Scanzano che voleva fare affari nel quartiere con il contrabbando di sigarette: «Chi dice niente al figlio di Pasqualino?», sosteneva Luigi D’Alessandro.Tutti elementi che l’Antimafia hanno messo sul tavolo durante il Riesame, convincendo i giudici a confermare la misura cautelare in carcere.

Decisione assunta anche nei confronti Carmine Barba, altro personaggio di spicco del clan D’Alessandro, secondo la Dda. Mentre s’è visto revocare la misura cautelare Umberto Cuomo, il sessantaquattrenne considerato dall’accusa un uomo di fiducia del boss Sergio Mosca. Cuomo – difeso dagli avvocati Casimiro Donnarumma e Michele Principe -era incaricato di scoprire la località segreta dove si nascondeva il pentito Francesco Belviso, poi deceduto.Area degli allegati

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