Sant’Agnello, le 53 case sequestrate da un anno. Sos ai giudici: «Decidete presto»

Salvatore Dare,  

Sant’Agnello, le 53 case sequestrate da un anno. Sos ai giudici: «Decidete presto»

Da oltre un anno le loro case, che sognavano da tempo e che erano pronti ad acquistare definitivamente facendo immensi sacrifici, sono sotto sequestro perché la Procura di Torre Annunziata le ritiene abusive. E attendono risposte concrete, non solo dai magistrati ma anche dall’amministrazione comunale di Sant’Agnello guidata dal sindaco Piergiorgio Sagristani.

Le 53 famiglie dell’housing sociale di via Monsignor Bonaventura Gargiulo stanno vivendo un vero e proprio incubo, iniziato a febbraio 2020, poco prima che scoppiasse la pandemia, quando sono stati apposti i sigilli al complesso. Nonostante appelli e ricorsi, sinora, di aperture e spiragli concreti neppure a parlarne.

Basti pensare che l’ultima istanza finita sulla scrivania del Tribunale del Riesame di Napoli risale al 5 marzo scorso: in quell’occasione è stata discussa ancora una volta l’opportunità di procedere al dissequestro, magari – è questo uno degli auspici degli aggiudicatari – ottenendo l’uso degli alloggi. Sì, perché complice l’emergenza anche economica, le famiglie stanno attraversando mesi difficilissimi e sono costrette ad andare avanti con affanni e pesi anche sociali inimmaginabili. Volevano soltanto godersi il sogno di aver finalmente acquistato la “prima casa”, alla luce di risparmi economici e di vita, concedendo un’opportunità anche ai propri figli. Invece nulla di fatto, solo disagio e dolore. Le famiglie, che si sono rivolte anche con un documento alla magistratura e alle istituzioni, non intendono bloccare o avere addirittura “agevolazioni”, chiedono rispetto, speranza e una rapida risoluzione della vicenda. Come già accaduto tempo fa, sotto la luce dei riflettori finisce anche l’amministrazione Sagristani. Come fu ribadito già lo scorso febbraio, in una nota affidata anche ai social e pubblicata a un anno dai sigilli, le famiglie si sentono «abbandonate. Dopo un anno abbiamo la consapevolezza che a nessuno importa. Dopo un anno ci sono altre priorità. Oggi l’ordine del giorno è l’ospedale unico. E chi se ne frega se quelle famiglie hanno avuto i sogni distrutti». Sott’accusa pure l’amministrazione.

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