Pompei, le ultime ore di Grazia: si scava nei messaggi del suo telefonino

Salvatore Piro,  

Pompei, le ultime ore di Grazia: si scava nei messaggi del suo telefonino

Pompei. Morte Grazia Severino: l’ipotesi più accreditata resta quella del suicidio, ma la Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha ordinato ieri il sequestro del cellulare in uso alla 24enne di Pompei, il cui corpo agonizzante era stato ritrovato quasi esanime, giovedì scorso, davanti al garage sotterraneo di uno dei tre condomini La Salle, al civico numero 12, nella centralissima I Traversa in via Carlo Alberto. L’obiettivo degli inquirenti – le indagini sono condotte dal pm Antonio Barba, che ieri ha ricevuto una dettagliata informativa scritta sul caso dai carabinieri della stazione di Pompei agli ordini del luogotenente Angelo Esposito – è infatti quello di ricostruire nei dettagli le ultime ore di vita della giovane, morta giovedì pomeriggio nonostante un’ultima, disperata ma infine inutile corsa su di un’ambulanza del 118 diretta verso l’Ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. “Tutte le ipotesi convergono verso il suicidio” trapela nel frattempo da fonti vicinissime agli investigatori, ma per la Procura, evidentemente, ancora non basta.

Gli inquirenti ora vogliono fugare il campo da ogni possibile dubbio, qualsiasi altra ipotesi che possa trasformare il giallo ancora aperto in qualcosa di più oscuro, crudele o peggio tenebroso. E’ per questo che il pm, ieri, oltre a ordinare il sequestro del telefono della ragazza, ha disposto pure l’autopsia sul corpo di Grazia: 24 anni, studentessa di Matematica all’Università di Salerno, morta il giorno prima del suo compleanno. L’incarico è stato affidato al medico legale Antonio Sorrentino e sarà svolto lunedì 3 maggio.  Grazia avrebbe in pratica scelto una data simbolica, il giorno del suo 24esimo compleanno, per farla finita. Così, tra le ore 16 e le 17:30 di un caldo pomeriggio di primavera, sarebbe entrata in stato descritto da  vari testimoni come “confusionale” all’interno del condominio La Salle al civico 12: un palazzo alto e signorile con sede a centottanta metri dal Santuario, e che inoltre Grazia conosceva bene. Perchè la giovane di via Plinio, quando era minorenne, nello stesso palazzo in cui due giorni fa è entrata per l’ultima volta faceva infatti doposcuola agli studenti.

Poche ore dopo la morte di Grazia, i primi elementi raccolti dai medici dell’Ospedale San Leonardo avevano fatto ipotizzare che la 24enne fosse rimasta vittima di una brutale violenza sessuale. Elementi però smentiti ieri mattina da un esame esterno sul corpo della giovane, condotto dal medico legale nominato dalla Procura. Ad avvalorare l’ipotesi del suicidio, ancora, il ritrovamento di una borsa con dentro gli effetti personali di Grazia: una borsa color blu scuro, contenente un paio forbici, che la giovane avrebbe utilizzato per colpirsi da sola, per tre volte, sull’addome. La borsa, rinvenuta da due uomini, testimoni residenti nel palazzo che infine l’hanno consegnata ai carabinieri, era appoggiata sul davanzale di un finestrone aperto al quarto piano del condominio. Grazia, prima di farla finita, si sarebbe inferta tre fendenti all’addome, poi sarebbe salita sul davanzale, gettandosi quindi nel vuoto: testa alta e gambe sotto, da qui, dunque, la fratture di entrambe le caviglie, forse anche del bacino, il poco o nulla sangue sull’asfalto, la nuca ancora integra.

Il corpo di Grazia, ancora agonizzante, è stato rinvenuto da un testimone, Vincenzo, nel garage sotterraneo del condominio. La ragazza era distesa vicina alla sua Hyunday: “era agonizzante, aveva tre piccoli buchi sulla pancia” ha raccontato a Metropolis chi l’ha soccorsa. Il corpo di Grazia, in effetti, era in perfetta corrispondenza con la finestra aperta al quarto piano.

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