Torre Annunziata. Cristallizzare le accuse prima della chiusura delle indagini preliminari. Trasformare in prove quegli indizi su cui si regge il teorema della procura. Ascoltare, per l’ultima volta,  l’unica testimone oculare che non ha deciso di trincerarsi dietro il muro di omertà. La Procura di Torre Annunziata vuole imprimere una prima accelerata all’inchiesta sull’omicidio di Maurizio Cerrato, il sessantunenne ucciso il 19 aprile scorso all’interno di un garage di via IV Novembre, a Torre Annunziata, per aver difeso sua figlia. A una settimana esatta dall’arresto dei 4 indagati accusati di omicidio volontario (Giorgio e Domenico Scaramella, Antonio Cirillo e Antonio Venditto) i pm hanno chiesto l’incidente probatorio invocando un’udienza lampo per ascoltare, anche alla presenza degli avvocati degli indagati, Maria Adriana Cerrato, la figlia di Maurizio, l’unica dei tre testimoni oculari del delitto che ha deciso di parlare. L’unica ad aver fatto nomi e cognomi di chi, quel maledetto pomeriggio, avrebbe prima picchiato a sangue e poi accoltellato a morte suo padre infilandogli nel petto una lama da undici centimetri. La richiesta della Procura è finalizzata soprattutto a evitare che i ricordi della ragazza – che ha riconosciuto i 4 sospettati – possano essere offuscati dal tempo, visto anche lo stato emotivo della figlia della vittima. In questo modo verrà anche evitato a Maria Adriana l’ulteriore calvario di doversi presentare in aula e testimoniare nell’eventuale processo a carico dei 4 indagati accusati di aver ammazzato suo padre. Se il giudice accogliesse la richiesta della Procura le parole di Maria Adriana diventerebbero una prova a tutti gli effetti e non sarà necessario che la ragazza ritorni in tribunale per testimoniare.  Intanto, però, le indagini sul delitto che ha scosso la città di Torre Annunziata proseguono a rito serrato. Gli inquirenti, guidati dal Procuratore Nunzio Fragliasso, non vogliono lasciare nulla al caso e sono a caccia di nuovi indizi in grado di rafforzare il castello di accuse culminato nel decreto di fermo emesso dalla procura ed eseguito venerdì notte dai carabinieri. Decreto trasformato in arresti in seguito alla decisione del giudice per le indagini preliminari che ha confermato, per i sospettati, la misura cautelare degli arresti in carcere lunedì mattina.

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