Faida tra clan a Poggiomarino, il boss o’ minorenne resta in carcere

Andrea Ripa,  

Faida tra clan a Poggiomarino, il boss o’ minorenne resta in carcere

Faida tra clan per il controllo degli affari illeciti sul territorio di Poggiomarino, il boss Rosario Giugliano – detto o’ minorenne – rinuncia a presentare istanza davanti ai giudici del tribunale del Riesame. Resta in una cella del carcere di Salerno, lì dove è rinchiuso da due settimane a seguito degli arresti – ventisei – scattati quindici giorni fa nell’ambito dell’inchiesta sullo scontro tra il neonato clan del “minorenne” – storico sicario del clan Galasso – e i fedelissimi del boss Antonio Giugliano, detto o’ Savariello, da tempo recluso nel carcere di Nuoro. Racket, carichi di droga e patti con le ‘ndrine calabresi hanno fatto da sfondo a una guerra per il controllo del territorio, celata da una pax fittizia per evitare spargimenti di sangue. Ha rinunciato a proporre istanza al Tribunale del Riesame anche Alfonso Manzella, alias Zuccherino, cantante neomelodico e figliastro del boss, coinvolto in numerosi traffici contenuti nelle oltre mille pagine di ordinanza che a metà aprile hanno smantellato le due organizzazioni criminali in lotta per il potere. Anche Giuseppe Nappo e Giovanni Orefice non hanno presentato alcuna istanza davanti ai giudici del Riesame. Diversa la valutazione nei confronti di Michele Iervolino, difeso dagli avvocati Luca Capasso e Antonio Tomeo. Per il 32enne sono cadute le accuse. Cadute le accuse anche per Domenico Viesti, difeso dall’avvocato Alfonso Piscino. Mentre, tra gli altri, sono finiti agli arresti domiciliari Domenico Sepe, Adriano De Filippo, Luigi Fontanella e Carmine Vastola, tutti coinvolti nella maxi retata che lo scorso 19 aprile ha portato all’arresto di 26 persone.

L’altra inchiesta – A due settimane dallo scoppio dell’inchiesta per Rosario o’ minorenne è arrivata anche una seconda mazzata, l’ordinanza di custodia cautelare per il tentato omicidio di Carmine Amoruso, ex collaboratore di giustizia, finito al centro di un agguato consumatosi a San Marzano sul Sarno. Rosario o’ minorenne, che un anno prima degli arresti aveva deciso di trasferirsi a Pagani, insieme a Nicola Francese, 31enne di Pagani, faceva parte del commando di fuoco che ha tentato di uccidere l’ex collaboratore uscito spontaneamente dal programma di protezione. L’eliminazione di Carmine Amoruso, soltanto ferito a una scapola, era stata pianificata dal  boss per assicurarsi il predominio del controllo criminale di quella porzione territoriale dell’agro nocerino-sarnese e rimuovere un ostacolo agli interessi economici suoi e della sua organizzazione criminale. Ieri le due ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state notificate dagli agenti della squadra mobile di Salerno nei confronti di Giugliano e Francese, già in carcere a seguito del provvedimento di fermo del 19 aprile.

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