Pompei dice addio a Grazia, l’arcivescovo: «Con la sua morte si spegne una luce»

Salvatore Piro,  

Pompei dice addio a Grazia, l’arcivescovo: «Con la sua morte si spegne una luce»

“La morte di una giovane toglie sempre qualcosa alla vita di tutti noi. La morte di Grazia, che appartiene alla nostra comunità, quella della Vergine Maria e di Pompei, rappresenta una luce che si spegne e che rende ancora più incerto il nostro cammino: proprio adesso, nel tempo del Covid-19. Il suo gesto ha provocato uno smarrimento indecifrabile. Ma chi siamo, adesso, noi stessi per carpire cosa Grazia abbia provato? Cosa ne sappiamo, davvero, della sua angoscia. Un’angoscia che infine ha prevalso sulla voglia di lottare”. L’ultimo saluto a Grazia Severino, la 24enne di via Plinio con disturbi del comportamento alimentare, suicidatasi giovedì scorso dopo aver scelto di gettarsi dal quarto piano di un palazzo della I Traversa in via Carlo Alberto, viene affidato all’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo. E’ stato proprio lui, ieri alle 15:30, a celebrare i funerali di Grazia. Il rito si è tenuto in maniera riservata (90 al massimo le persone autorizzate ad assistere alla funzione) presso una delle più antiche parrocchie cittadine in via Colle San Bartolomeo. A presiedere i funerali di Grazia, oltre a Monsignor Caputo, anche Don Ivan Licinio, Vice Rettore del Santuario. La predica tenuta dall’altare, letta ieri dal Prelato di Pompei, “assolve” Grazia, ma in fondo interroga una comunità intera sulle proprie colpe. “Grazia” – così ancora l’Arcivescovo – “ha diritto di interpellare ognuno di noi. La Chiesa e l’intera comunità di Pompei, ora, hanno la responsabilità di ricostruire e di rendere più solida la speranza della vita”. Toccante l’omelia di Monsignor Caputo, che nonostante il suicidio affida “nel regno dei cieli, alle cure di Dio, l’anima di Grazia”. Prima di leggere un brano del Vangelo secondo Luca, scelto per l’occasione dall’Arcivescovo, il Monsignore si avvicina ai banchi occupati in prima fila: seduti qui, fianco a fianco, ci sono mamma Rosa, papà Giuseppe, anche Iolanda, la sorella di Grazia. “A Dio non sono ignote neppure le cadute nella disperazione” prosegue per concludere l’arcivescovo Caputo. La chiesa è gremita, dentro ci sono solo i parenti stretti. Fuori, ad assistere ascoltando un megafono installato nel piazzale, circa 50 amici di Grazia: tutti giovanissimi, proprio come lei, studentessa di matematica all’Università di Fisciano. Tutti, magari, un po’ meno fragili, superiori alle inevitabili “angosce” dettate dalla vita quotidiana. Gli amici di Grazia, ieri, hanno voluto ricordare specialmente il suo sorriso. E’ per questo che, fuori alla Chiesa, i compagni di una vita hanno attaccato con dello scotch due splendidi poster: cartelloni pieni di foto, ricordano Grazia nei suoi momenti allegri e spensierati. “Vorrei poterti ricordare così con quel sorriso acceso d’amore. Ciao Grazia” c’è scritto con il pennarello, proprio sotto quelle foto. Il volo di classici palloncini, al termine dei funerali, “accompagna” poi la bara bianca di Grazia verso il cimitero. E una bara coperta da girasoli gialli. Accanto, ci sono le 24 rose bianche donate ieri alla famiglia dal sindaco di Pompei, Carmine Lo Sapio, e dall’intera amministrazione comunale. Prima delle esequie, il sindaco ha fatto inoltre consegnare una lettera privata di cordoglio: è’ per mamma e papà.

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