«Non basta indignarsi un solo giorno, la società deve reagire e in fretta. Vogliamo giustizia per quanto accaduto a nostro figlio. Accoltellato per aver difeso un amico. La punizione per i suoi giovani aguzzini deve essere da monito per tutti, spero seguano un percorso di riabilitazione altrimenti non c’è via di uscita per nessuno».

La voce di Adelina Cascone arriva forte attraverso il telefono, un misto di commozione e rabbia, per descrivere lo stato d’animo di una mamma chiamata d’urgenza dall’ospedale, lì dove è finito suo figlio, un adolescente di 15 anni, ferito da una lama all’addome. La corsa contro il tempo per capire le condizioni di salute e il timore che chi avesse visto l’efferata violenza avrebbe deciso di tacere. Invece, il coraggio di alcuni testimoni ha fatto sì che otto giovanissimi fossero identificati. Ma per mamma Adelina Cascone, titolare di una storica autoscuola stabiese, potrebbe essere non sufficiente. «Bisogna far capire loro il valore della vita, anzi tutti i valori, perché pare che questi ragazzini abbiamo voglia di “giocare” ai piccoli boss e non va affatto bene. Tutti abbiamo la responsabilità di quanto accaduto, perché è difficile immaginare che si nasca con questa aggressività, e che la violenza spunti fuori durante una lite tra minorenni, ancor più grave è che questi bambini siano armati. Giovanni ha soltanto preso le difese di un amico che era caduto nel mirino del capo branco – racconta Adelina Cascone – Al centro della contesa c’era uno scooter che era stato rubato un anno fa da uno degli aggressori, quindi Giovanni ha tentato di sedare lo scontro prima che la situazione si aggravasse.

Credendo che tutto fosse finito, mio figlio ha percorso una scorciatoia per ritornare a casa ma si è trovato davanti un gruppo di otto giovanissimi, molti coetanei, che lo ha accerchiato e cominciato a pestare. Poi colpito con un coltello che, miracolosamente, non ha leso alcun organo vitale. A quante altre tragedie dobbiamo assistere per capire che è necessario recuperare questi ragazzini “sbagliati”, che tali restano perché cresciuti in ambiti difficili o anche per non avere veri punti di riferimento?».

Giovanni è rimasto fermo davanti al branco che lo ha atteso al varco, ha cercato di schivare i colpi ma due sono andati a segno, uno all’addome, l’altro all’altezza del polmone sinistro. «Non è in pericolo di vita ma la punta del coltello gli ha forato la pleura, causandogli un versamento e probabilmente dovrà essere sottoposto a un intervento chirurgico. Tutto questo è assurdo», Adelina Cascone prende fiato, tiene stretta la mano di Giovanni, ricoverato nel reparto di chirurgia dell’ospedale stabiese, per poi denunciare l’orrore che si è consumato due giorni fa nel rione Rosario di Gragnano: «Non si sono arresi neanche dopo che mio figlio è stato portato al pronto soccorso. In serata sono arrivati messaggi con chiare minacce di morte sul cellulare di Giovanni. Cellulare che abbiamo preso in custodia noi genitori e mostrato agli investigatori ». Quindici anni e tanti sogni nel cassetto, sogni che Giovanni ha alimentato perché cresciuto a “pane e filosofia” come racconta mamma Adelina, perché la strada scelta dal ragazzino lo ha portato a Sorrento, dove studia per diventare comandante, come suo nonno.

Giovanni era felice la mattina prima dell’accoltellamento, per il sei e mezzo in matematica e ora «è in un letto di ospedale senza aver compreso bene quanto gli è accaduto e solo per non essersi tirato indietro quando un suo amico era in difficoltà, a costo di rimetterci la vita. Mio figlio la merita questa vita perché è leale, perché non si aspetta che altri possano avere così poca considerazione di valori così preziosi come è appunto la vita», sottolinea a doppia riga Adelina Cascone, imprenditrice, che ha deciso di esporsi in prima persona per smuovere, una volta per tutte, l’opinione pubblica affinché davvero si cerchi di costruire una rete sociale per il recupero dei giovani, prima che sia troppo tardi.

«Io voglio giustizia – chiede Adelina Cascone – voglio che cose del genere non debbano più accadere e che queste bestie siano punite, se ciò non accadrà essi saranno giustificati dalla società stessa e si sentiranno forti e faranno il salto di qualità nelle file della camorra. Uccideranno perché è normale. Allora io urlo No».

Il ragazzino punito per aver difeso un amico è stato anche minacciato dopo via chat

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