Morto un anno fa nel rogo dell’Adler di Ottaviano: a un anno dalla tragedia non ci sono indagati

Andrea Ripa,  

Morto un anno fa nel rogo dell’Adler di Ottaviano: a un anno dalla tragedia non ci sono indagati
Il rogo di un anno fa

Lo scoppio, le urla strazianti e la fuga prima di vedere crollare tutto. Alle spalle anni di sacrifici, di lavoro. Tutto in fumo. In cielo una nube nera, in terra il corpo senza vita di Vincenzo Lanza. Dall’esplosione all’interno dell’Adler Group dell’imprenditore Paolo Scudieri, colosso a livello internazionale per la componentistica per automotive, costata la vita a un operaio di 55 anni, è passato un anno. Eppure sull’azienda di Ottaviano, conosciuta in tutto il mondo, aleggiano ancora troppe nubi. E stavolta nulla hanno a che fare con quella coltre nera che ha coperto la città a seguito dello spaventoso incidente che a maggio del 2020 scosse l’intera comunità.L’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Nola non è ancora conclusa. Le perizie, i controlli, i rilievi effettuati dai vigili del fuoco per settimane dopo l’incendio che ha devastato la Adler, sono ancora nelle mani dei magistrati. Come i referti dell’autopsia sul corpo dell’unica vittima di quella esplosione e le testimonianze degli operai che hanno rischiato di restare intrappolati in quell’inferno di fiamme e lamiere in cui s’era trasformato lo stabilimento di via Mozzoni, alla periferia di Ottaviano.

Tutto nelle mani della dottoressa Martina Salvati, sostituto procuratore presso il Tribunale di Nola e titolare dell’inchiesta destinata a far luce sull’esplosione all’interno dell’Adler. Le indagini, da un anno a questa parte, non sono state ancora chiuse. Sul registro degli indagati non è segnato nessun nome. I familiari di Vincenzo, moglie e figli, non hanno ancora avuto giustizia. Una vicenda su cui sembra essere calato un silenzio che forse fa più rumore di quella stessa esplosione capace di distruggere parte dell’Adler e danneggiare gli stabilimenti e le abitazioni della zona.Sulle pareti e le grosse vetrate di quello che un tempo era il quartier generale dell’Adler Group di Ottaviano restano le cicatrici di uno spaventoso incidente. Sul pavimento i resti dell’inferno di fuoco e fiamme sono ancora evidenti. Mentre tutt’attorno si sentono soltanto i rumori della natura, all’interno dello stabilimento da quel 5 maggio di un anno fa non si vede più nessuno. La struttura è stata chiusa, in attesa dell’esito delle indagini per avviare un’ampia operazione di ricostruzione. Anche nel nome e nel ricordo di Vincenzo Lanza. Chi è riuscito a sfuggire alla morte sulle proprie gambe, s’è lasciato indietro un capannone divorato dalle fiamme. Negli occhi la paura di non farcela, dopo il doppio boato che ha devastato l’azienda. I minuti drammatici prima delle macerie e del rogo tossico divampato a seguito dell’esplosione restano impressi nella mente di chi tutti i giorni affacciandosi al balcone scorge un impero ridotto a un rudere. Le voci disperate degli operai in fuga che si contano tra loro sono tormenti nella mente di chi oggi può testimoniare di essere «un miracolato».

L’unico a non farcela è stato Vincenzo, l’operaio dal cuore buono che in azienda tutti conoscevano e apprezzavano. Il 55enne è morto sul colpo, dopo un volo di diversi metri. Si trovava all’interno del capannone dove s’è verificato lo scoppio, poco più lontano altri due colleghi che sono tornati a casa dopo mesi di ricovero in ospedale.Le aziende e i privati danneggiati dal doppio boato all’interno dell’Adler starebbero pensando di consorziarsi per un’azione comune contro l’azienda di Paolo Scudieri per chiedere un maxi risarcimento all’imprenditore di Ottaviano. Oltre alle abitazioni e ad alcune macchine parcheggiate proprio nei pressi dello stabilimento di via Mozzoni, l’esplosione distrusse anche parte la storica vetreria San Domenico distante poche centinaia di metri dal luogo della tragedia. Anche imprese e privati cittadini attendono sia fatta giustizia. Perché dopo quella coperta di fumo nero alzatasi sulla città sull’Adler è calato un assordante silenzio.Intanto ieri mattina in municipio una cerimonia sobria per ricordarlo, un premio giornalistico – patrocinato dall’Ordine dei giornalisti della Campania – è stato organizzato dal Comune per gli alunni delle classi terze delle scuole medie del territorio. «Lavoro come riscatto sociale, come strumento che restituisce dignità alle persone», la traccia da seguire. I premiati sono stati Vincenzo Bramante dell’istituto San Gennarello, Ilaria D’Ambrosio dell’istituto D’Aosta e Dea Anna Miranda dell’istituto Beneventano.

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