Assalto a Villa Aurelia: «Dopo la rapina nel mio B&b sono scappato via da Pompei»

Salvatore Piro,  

Assalto a Villa Aurelia: «Dopo la rapina nel mio B&b sono scappato via da Pompei»
L'ex gestore del B&b Villa Aurelia

Pompei. “La giornata di ieri ha rappresentato il trionfo della giustizia. E’ stata una sentenza equa, ha inflitto pene giuste. Dopo la rapina subita nel B&B, ho scelto di cambiare vita. Ho lasciato Pompei, adesso vivo al Nord: proprio ieri ho vinto un concorso come agente di polizia locale. Spero che le condanne inflitte in primo grado siano confermate in appello. Perchè i responsabili della rapina sono persone pericolose”. Questo il primo commento alla sentenza rilasciato da Pietro Scarrico, 34enne ormai ex albergatore di Pompei, uno dei superstiti della notte da film e d’inferno, in stile Arancia Meccanica, subita in prima persona tra il 9 e il 10 agosto scorsi all’interno del B&B di famiglia “Villa Aurelia” in via Spinelli.

Qui l’estate scorsa un com­mando di banditi – composto da almeno quattro persone – fecero irruzione all’interno della struttura ricettiva, all’epoca gestita dal giovane Pietro e dai suoi genitori, papà Agostino e mamma Aurelia. Il commando armato entrò in azione nel 2020 usando due auto rubate, di cui una con lampeggiante, fingendosi come una pattuglia dei carabinieri. “Ricordo che recitarono una scena perfetta, quasi da premio oscar. Erano professionali, parlavano proprio come i carabinieri” ricorda adesso Pietro, una delle principali vittime dell’efferata rapina a mano armata con sequestro di persona. “Ricordo anche che, quella stessa notte, i presunti banditi mi sequestrarono dicendo: apri la porta, cerchia­mo un latitante. In quel momento pensai di collaborare con la giustizia, non ebbi tempo per avvertire la paura. Alla fine, per fortuna arrivarono le vere forze dell’ordine, salvando me e la mia famiglia. Hanno fatto un ottimo lavoro. Adesso, dopo la sentenza, devo semplicemente ringraziarli”.

Due giorni fa il giudice Francesco Todisco del Tribunale di Torre Annunziata ha condannato in primo grado – al termine di un processo celebrato con rito abbreviato – i presunti autori del raid: 13 anni di carcere a testa per Mario Martinelli, di Castellammare di Stabia, e Giovanni Torrisi, di Catania. Otto anni, invece, sono stati inflitti ad Antonio Amendola, 23enne stabiese. I tre, assieme a Carmine Casciello, il solo ad aver optato per il rito ordinario, sono accusati di aver partecipato al folle raid nel B&B di Pompei. Un verdetto comunicato ieri via telefono dall’avvocato di famiglia al giovane Pietro: “Ieri è stato un bel film, la vittoria della giustizia” conclude la vittima “è arrivata la sentenza di condanna, poi la mia assunzione come agente di polizia locale a Vizzolo Predabissi, in provincia di Milano: ho cambiato la mia vita, ora vivo qui. Dopo la rapina, ho deciso di lasciare Pompei”.

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