Case a Sant’Agnello, tra i 15 indagati sindaco e 6 politici: le ombre sul permesso dei veleni

Salvatore Dare,  

Case a Sant’Agnello, tra i 15 indagati sindaco e 6 politici: le ombre sul permesso dei veleni

Bufera giudiziaria a Sant’Agnello: salgono a 15 gli indagati per l’housing sociale. E’ il progetto firmato dall’ingegnere Antonio Elefante che, con la sua società Shs, ottenne il via libera per realizzare 53 case in un fondo di via monsignor Bonaventura Gargiulo. Un business da decine di milioni di euro. Secondo la Procura di Torre Annunziata, il complesso – sequestrato a febbraio dell’anno scorso a pochi giorni dalla consegna degli alloggi agli aggiudicatari e tuttora sotto chiave – non poteva essere costruito perché le autorizzazioni sono ritenute illegittime e in contrasto coi vincoli urbanistici. Sott’inchiesta c’è innanzitutto il sindaco Piergiorgio Sagristani. Ieri, dopo che gli è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, ha annunciato di essere indagato con un comunicato: «Abbiamo sempre operato con trasparenza – dice – Confido nella giustizia». Sotto la luce dei riflettori del sostituto procuratore di Torre Annunziata Andreanna Ambrosino, oltre Sagristani, ci sono gli atti votati da alcuni componenti della giunta in carica dal 2015 a oggi tra cui il vicesindaco Giuseppe Gargiulo, gli assessori Maria Di Martino, Clara Accardi e Attilio Massa e gli ex assessori Pasquale Esposito e Antonino Castellano. Tra i tanti documenti al centro dell’inchiesta, infatti, compaiono le delibere di approvazione sia del Pua (il piano urbanistico attuativo con cui si concesse un benestare al progetto) sia di una variante. Ma nei fatti è l’intero iter amministrativo ad essere viziato tanto che la Procura contesta diversi documenti varati dall’ex responsabile dell’ufficio tecnico Francesco Ambrosio e dai dipendenti comunali Raffaele Palomba e Pietro Iaccarino. Non solo: fari accesi anche sulla perizia affidata all’ingegnere Paola De Maio, già tecnico comunale a Vico Equense e Meta che, nelle vesti di ausiliare di polizia giudiziaria – così come riportato un anno fa nella convalida del sequestro del complesso – non rilevò, per il gip, anomalie nell’adozione del Pua. Già indagati invece gli amministratori di Shs, cioè Elefante e il commercialista Massimiliano Zurlo, e gli amministratori dell’impresa New Electra, Danilo Esposito e Francesco Gargiulo, dirigenti della ditta esecutrice delle opere. A vario titolo, si ipotizzano abuso d’ufficio, falso e lottizzazione abusiva. Nelle indagini la Procura si è avvalsa della consulenza dell’architetto Ciro Oliviero. Il castello accusatorio si basa innanzitutto sul fatto che, per i magistrati, nel fondo di via monsignor Gargiulo, potevano essere costruiti alloggi popolari di edilizia pubblica a patto che venisse dimostrata la necessità di “sostituire” case malsane o sovraffollate. A rincarare la dose, spunta la decisione del Comune di rilasciare ad Shs tutti gli atti necessari per aprire i cantieri nonostante nel 2016 la Corte Costituzionale stabilì l’inapplicabilità delle deroghe del Piano casa nei territori sottoposti al Put. Quella scelta, stando alle accuse, rende inapplicabile il Pua. A conferma di ciò, per i pm, interviene il parere del professore Ferdinando Pinto. L’avvocato, a cui l’amministrazione si rivolse prima di concedere il permesso a Elefante, nel 2015 condizionò il rilascio dell’autorizzazione alla pronuncia della Corte Costituzionale in merito alla legge regionale sul recupero dei sottotetti. Pinto firmò un parere sub iudice. Era dell’avviso che la possibilità di derogare al Put applicando il Piano casa fosse condizionata alla Consulta. Che stabilì l’impossibilità di concedere deroghe. Ma il parere non fermò il Comune che rilasciò il permesso. Ed è qui che per la Procura c’è irregolarità tanto che i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli, che in estate confermarono il sequestro, parlarono di «non trascurabile malafede».

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