Una delle domande principali sull’housing sociale di Sant’Agnello è questa: perché un progetto che ha mosso i primi passi nel 2015 è stato definito illegale soltanto cinque anni più tardi, a lavori finiti, con il sequestro eseguito a poche ore dalla consegna delle 53 abitazioni? In parte la risposta potrebbe essere inserita negli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati dalla Procura di Torre Annunziata a 15 persone tra cui il sindaco Piergiorgio Sagristani, sei assessori (di cui quattro attualmente in carica), dipendenti comunali, tecnici e ditte interessate. Secondo le ipotesi – a vario titolo si contestano abuso d’ufficio, falso e lottizzazione abusiva – nel corso dell’inchiesta ci fu un modus operandi che portò, da valutare se intenzionalmente o meno, a «eludere le investigazioni». Uno degli elementi di rilievo sotto la luce dei riflettori dei magistrati è anche una relazione prodotta dall’ingegnere Paola De Maio. Si tratta di colei che nel 2017, a lavori non ancora partiti e col fascicolo di inchiesta già aperto, nelle vesti di ausiliario di polizia giudiziaria su nomina dei carabinieri di Sorrento, attestò – nell’ambito delle indagini avviate dalla Procura di Torre Annunziata – la conformità del progetto dell’housing sociale agli strumenti urbanistici vigenti. Alla luce di questo atto, in cui si parlava di regolarità delle opere, non vi furono iniziali misure della magistratura come ad esempio eventuali stop alle procedure o sospensioni dei lavori. Solamente dopo qualche mese e con ulteriori consulenze fornite al nucleo di polizia giudiziaria di Torre Annunziata sono venute a galla le presunte incongruità. A completare il quadro c’è il parere sub iudice del professore Ferdinando Pinto (estraneo all’inchiesta) il quale, incaricato dal Comune di Sant’Agnello, condizionò il rilascio del permesso di costruire a una pronuncia della Corte Costituzionale. Passaggio – per i pm – non rispettato dal Comune che, stando alle accuse, concesse comunque l’autorizzazione facendolo tempo prima che venisse depositata la sentenza della stessa Consulta. Eppure, la relazione dell’ingegnere De Maio assume peso visto che oggi, a quattro anni di distanza, viene menzionata da parte della Procura tra le possibili anomalie dell’iter seguito per realizzare gli alloggi. D’altronde, che vi fossero forti perplessità sulle conclusioni dell’ausiliario di polizia giudiziaria, lo aveva già sottolineato in sede di convalida del sequestro degli alloggi il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata Antonio Fiorentino. Ma chi è l’ingegnere De Maio? È una professionista molto nota in penisola sorrentina: ha lavorato con i Comuni di Piano di Sorrento, Meta e (come riferiscono anche diverse fonti giornalistiche pure consultabili sul web) anche a Vico Equense in un periodo in cui Antonio Elefante, amministratore di Shs, società beneficiaria del permesso incriminato per l’housing e oggi indagato, rivestiva l’incarico di assessore ai lavori pubblici. De Maio, indirettamente, finì anche al centro di un dibattito politico a Piano di Sorrento poiché si paventò una sorta di scambio di tecnici tra Comuni. Era il 2017. Stando ai rumors, De Maio avrebbe potuto lasciare il Comune di Vico Equense – in un periodo in cui Elefante non ricopriva più l’incarico di assessore – per tornare a Piano di Sorrento. Direzione opposta avrebbe preso l’ingegnere Graziano Maresca, che da Piano di Sorrento avrebbe sostituito De Maio nella vicina Vico Equense. Questa idea non si realizzò.

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