Turris in vendita, tifosi divisi sui social

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Turris in vendita, tifosi divisi sui social
Tifosi allo stadio Liguori (immagine di archivio)

Il clima intorno alla Turris si fa sempre più elettrizzante. Dopo la conferenza di giovedì scorso, nella quale Colantonio ha messo ufficialmente in vendita il club fissando nel 15 giugno la data limite per eventuali compratori, la tifoseria corallina si è praticamente divisa in due fazioni abbastanza chiare. Da un lato c’è il partito “Pro Colantonio” che dà pieno sostegno al patron individuando nell’amministrazione comunale un ostacolo non di poco conto per progettare una Turris sempre più ambiziosa. Dall’altra parte avanza sempre di più, anche fomentata da chi già in precedenza ha avuto più dissapori con l’attuale patron, la corrente dei cosiddetti dissidenti. In questo schieramento figurano coloro che si sentono traditi dall’atteggiamento del numero uno del club corallino reo, a loro dire, di aver illuso una piazza facendo prima proclami importanti salvo poi tirarsi indietro al primo anno di difficoltà. Sui social si assistono a vere e proprie battaglie tra i due partiti calcistici, politici e imprenditoriali. Un mix esplosivo che rende ancora più netta una frattura che sembra crescere giorno dopo giorno.

E il sindaco?
Sabato è andato in scena uno scambio formale di lettere tra Gaetano Frulio e Antonio Colantonio. Il Presidente del Consiglio Comunale ha sottolineato la vicinanza di Palazzo Baronale alla squadra della città ribadendo come l’Amerigo Liguori resterà sempre la casa della Turris. La risposta del patron non si è fatta attendere con l’elenco nel concreto delle operazioni urgenti da ottemperare onde evitare le problematiche di un anno fa. In tutta onestà, questo botta e risposta pubblico non è il massimo della vita. Anzi, comporta solo un ulteriore inasprimento dei rapporti. In questa situazione dovrebbe intervenire il primo cittadino convocando d’urgenza i vertici societari della Turris per trovare concretamente una soluzione evitando di arrivare ad uno scontro. Occorre urgentemente aprire un tavolo di confronto mettendo da parte l’orgoglio e purtroppo le mancanze oggettive ed anche evidenti in tema stadio. Pur apprezzando il gesto distensivo di Frulio, uno dei pochi a cercare di ricucire lo strappo, avrebbe avuto tutto un altro peso se quella lettera aperta l’avesse scritta il sindaco Palomba il quale resta dietro le quinte in questa vicenda. Un atteggiamento d’attesa, rispettabile per carità, ma che cozza un po’ con quello di alcuni suoi colleghi di altre città. Ad Avellino c’è Festa che, nel pieno rispetto delle norme, non funge da ostacolo burocratico a D’Agostino ma ne supporta le idee senza fargli mancare nulla dal punto di vista dei documenti. Sul Liguori sono stati spesi quasi 2 milioni da parte dell’amministrazione comunale. La domanda che tutti si fanno è: come mai manca sempre un centesimo per fare un euro sul piano burocratico? Di chi è la colpa? Ad oggi questi interrogativi non hanno avuto una risposta da Palomba e dei responsabili degli uffici competenti. Il silenzio non aiuta e rischia di diventare assordante con il passare delle settimane.
Bruno Galvan

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