Caso Pandolfi, la Turris esulta. Il Brescia sconfitto in appello

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Caso Pandolfi, la Turris esulta. Il Brescia sconfitto in appello

La Turris batte ancora il Brescia. La Corte Federale d’Appello ha respinto infatti i ricorsi presentati in secondo grado – dopo le pronunce del Tribunale Federale Nazionale – del club lombardo che aveva impugnato il tesseramento dell’attaccante Luca Pandolfi. Nella mattinata di ieri si è tenuta una nuova udienza dopo che la scorsa settimana era stato disposto un rinvio d’ufficio per permettere alle parti di trovare un accordo bonario per chiudere definitivamente la contesa. Le sensazioni erano positive ma venerdì, ultimo giorno utile per comunicare l’eventuale accordo, alla Corte non è arrivato alcun tipo di documento. Un segno evidente che tra le parti non si è trovato un punto in comune. Lo scoglio più grande che ha fatto saltare ogni tentativo bonario sembrerebbe essere stato il tira e molla tra l’attaccante e la società lombarda. Tra le due società, già in precedenza, era stato trovata un’intesa a metà strada sulle cifre del riscatto del cartellino. Ieri mattina si è tenuta una nuova udienza. Erano presenti davanti Cellino, supportato dal legale Grassani; l’avvocato Calcagno in rappresentanza del calciatore; l’avvocato Chiacchio in rappresentanza della Turris nonché il segretario generale ed amministrativo corallino, Giuseppe Panariello. Nel pomeriggio è arrivato il dispositivo della Corte Federale d’Appello, presieduta dal Presidente Carlo Sica e dai componenti Domenico Luca Scordino e Marco Stigliano Messuti, che ha respinto totalmente le pretese avanzate dalle rondinelle: “La Corte Federale d’Appello ha pronunciato nella riunione fissata il 10 maggio 2021 a seguito dei reclami riuniti numero RG 126/CFA/2020-2021 PST 0005/CFA/2020-2021 proposto dalla società Brescia Calcio Spa in data 11.03.2021 e numero RG 142/CFA/2020-2021 PST 0023/CFA/2020-2021 proposto dalla società Brescia in data 19.04.2021 il seguente dispositivo: respinge i reclami”. Tra 10 giorni verranno pubblicate le motivazioni.
Bruno Galvan

CRONACA