L’estate che verrà secondo Scarselli: «Sui lidi c’è voglia di vita. Ma servono idee nuove»

Salvatore Dare,  

L’estate che verrà secondo Scarselli: «Sui lidi c’è voglia di vita. Ma servono idee nuove»

«La Bandiera Blu è una grande soddisfazione per tutto il comparto. Ma a tale riconoscimento è necessario che si accompagni un radicale cambiamento nella proposta turistica del nostro territorio. Dobbiamo fare squadra per aprirci con intelligenza a nuovi mercati e allungare i tempi di lavoro così da favorire pure i dipendenti dell’indotto. C’è voglia di vita, di ripartire, nei lidi, nelle attività, tra la gente. Servono però anche tante idee nuove, meno egoismi e determinazione al sacrificio per restare in prima fila». Riccardo Scarselli è una icona dell’imprenditoria balneare campana. Guida con orgoglio il Bikini, lo storico stabilimento di Vico Equense, un punto di riferimento dell’accoglienza. Proprio questo angolo mozzafiato, che guarda al golfo di Napoli e si spalanca su Castellammare di Stabia, può fregiarsi della Bandiera Blu. «Si tratta di una grande soddisfazione che arriva a seguito di un percorso non semplice. Il lavoro viene ripagato sempre. Ma non ci si può cullare sugli allori, soprattutto adesso». Sì, perché sta per partire un’altra stagione incerta, causa Covid 19. «Che estate mi attendo? Stiamo vivendo una pandemia, non una cosa semplice. E’ come essere al tavolo e giocare alla roulette. Indubbiamente è forte il desiderio di tornare alla vita pre Covid, eppure servono cambiamenti anche nelle progettualità» dice Scarselli. «Mi spiego meglio. Ho detto ai miei figli che se vogliono fare questo mestiere non devono distrarsi perché si rischia di finire in seconda linea. Stiamo ripartendo come dopo una grande guerra, dopo mesi di restrizioni e dolore. E dunque l’impresa ora deve seguire le nuove esigenze del cliente e captare ciò che il turista vuole davvero». Il patron del Bikini («Tra qualche mese taglieremo il traguardo dei 70 di imprenditoria nel turismo» sorride Scarselli) guarda lungo e fa un’analisi su ciò che – a suo avviso – servirà fare a stretto giro in Campania. «Chi fa impresa è abituato a stare sul ring. Ma per reggere il confronto deve tenersi sempre in allenamento. Il Covid è stato una sorpresa amarissima. Oggi vedere tanta gente che parla di turismo e non è capace di fare un minimo di sacrificio per il settore è sconcertante». A chi si riferisce Scarselli? «A tutti gli attori della filiera – risponde – Al Sud e, specie dalle nostre parti, non siamo capaci nell’avviare un piano per fare squadra ed elaborare un’offerta collettiva, dettagliata. E pensare che ciò dovrebbe spingerci a fare un passo del genere è anche un altro elemento indiscusso, ovvero il fatto di non poter contare più su tanta occupazione nelle aree industriali del territorio». L’imprenditore si sfoga: «A una manciata di chilometri disponiamo di grande risorse come Pompei e di un dramma come il Sarno dove insistono più di 3mila immissioni abusive – dichiara ancora Scarselli – Amo questa terra ma non si riesce a fare gruppo e stimolare un confronto permanente. La Bandiera Blu deve essere uno stimolo e non una cosa estemporanea. Qui abbiamo concentrato il più alto numero di locali stellati ma non si riesce a lavorare insieme. Siamo una bancarella del turismo con pessimi rivenditori, tra cui ci sono anch’io. Vince l’individualismo, dobbiamo cambiare mentalità». Scarselli, in tal senso, sta lavorando a un progetto: «Sto per presentare una proposta in cui cerco di individuare un prolungamento dell’estate in maniera tale da creare luoghi di ricezione pure sulla costa. L’idea è passare dalle baraccopoli ai salotti del mare. Bisogna creare dei punti ricettivi pure invernali. Pensiamo al lungomare di Castellammare di Stabia: in inverno, quando le persone hanno libertà, si riversano sul lungomare. Allora, dico io: perché in questa realtà paesaggistica non riusciamo ad invogliare un sentimento per sviluppare l’economia con ripercussioni positive sull’occupazione? Bisogna anche migliorare la concorrenza: le imprese devono essere unite nelle richieste ma anche lottare per catturare le attenzioni dei clienti». E ancora: «Non c’è migliore propaganda del passaparola, ad esempio mi piange il cuore a vedere che a Castellammare di Stabia la prima Cassarmonica d’Italia sia maltrattata, senza un lampione. Solamente il compianto vicesindaco Lello Radice se ne interessò. A più riprese gli segnalai la cosa auspicando un intervento: tenne fede alla promessa. Ma una volta che è andato via lui non ci sono stati sviluppi. Come per l’arenile intanto divenuto una calamita di escrementi di cani o un suolo dove si fanno fare allenamenti ai cavalli».

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