Lupara bianca a Castellammare, killer a processo: nuove indagini sui mandanti

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Lupara bianca a Castellammare, killer a processo: nuove indagini sui mandanti

I presunti assassini sono già a processo. La posizione del ragazzino, all’epoca quindicenne, che avrebbe aiutato i killer a mettere a segno la missione di morte, è al vaglio della procura per i minori di Napoli. Ma al mosaico dell’inchiesta manca ancora un tassello: i mandanti. Coloro che armarono la mano dei sicari chiamati a compiere, dopo quasi dieci anni, la vendetta del clan. Il fascicolo per l’omicidio di Raffaele Carolei, ex ras degli Omobono-Scarpa assassinato e fatto sparire nel nulla il 10 settembre del 2012, è ancora aperto. L’Antimafia sta lavorando per mettere insieme tutti i pezzi dell’indagine e dare un nome e un volto ai mandanti del massacro. Nel mirino ci sono già due nomi: quelli di Salvatore Imparato, ras del Savorito e di Pasquale Vuolo. Ma su questo punto ci sono più dubbi che certezze. Proprio la Dda – nell’indagine che ha poi portato all’arresto di Giovanni Savarese e Gaetano Vitale (i presunti assassini) – non ha chiesto nessuna misura per Imparato. Nonostante risulti indagato, infatti, per il ras dello spaccio è stata «ravvisata una carenza dei gravi indizi di colpevolezza», come sottolineato dal gip nell’ordinanza. E anche per Vuolo il giudice ha espresso «forti perplessità» sul fatto che possa essere il mandante rigettando l’applicazione della misura cautelare per l’indagato. La stessa Antimafia, infatti, analizzando le dichiarazioni del pentito Pasquale Rapicano, aveva sottolineato che «non è palese il motivo per il quale» i due sospettati avrebbero commissionato l’eliminazione di Carolei.  Allora chi sono i mandati? Un interrogativo al quale lavorano anche i magistrati dell’Antimafia.  Negli atti i pentiti  Pasquale e Catello Rapicano parlano di incontri con alcuni esponenti di spicco del clan D’Alessandro. Summit avvenuti poche settimane prima del delitto per comunicare alla cupola la possibilità di eliminare Carolei, ritenuto coinvolto nella guerra tra gli Omobono-Scarpa e i D’Alessandro. Una guerra che portò agli omicidi eccellenti di Giuseppe Verdoliva, storico autista del boss defunto Michele D’Alessandro e di Antonio Martone, genero del padrino. Due delitti che sarebbero costati la condanna a morte a Carolei, come raccontano i collaboratori di giustizia che hanno confessato di aver attirato in trappola la vittima. Carolei venne strangolato e fatto sparire. E anche sull’occultamento del cadavere proseguono le indagini. Perché a distanza di nove anni il corpo non è mai stato ritrovato. E se Savarese e Vitale sono già a processo – la Dda ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato – potrebbe finire alla sbarra anche Giovan Battista Panariello, il ventiquattrenne  che all’epoca aveva 15 anni accusato di aver fatto da vedetta mentre gli assassini ammazzavano Carolei. Per lui deciderà il tribunale per i minori di Napoli.

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