L’auto dei carabinieri con il lampeggiante acceso si ferma davanti a un ragazzino di appena 17 anni, negli occhi la paura di dover fare ancora una volta i conti con la legge. Ma chi esce da quella macchina non è lì per redarguirlo. Il militare che lo avvicina lo prende subito a calci, mentre una voce spaventata prova a giustificarsi. «Non tengo niente, marescià», dice quel ragazzino aggredito senza alcuna motivazione la notte scorsa, a Terzigno, da chi gli aggressori dovrebbe arrestarli e non emularli. Tre calci alle gambe e alla pancia per «invitare» il giovane a tornare a casa perché è in strada oltre l’orario del coprifuoco. Da un balcone un video amatoriale riprende la scena: è la scintilla che fa scoppiare il caso. Sono bastati venti secondi per gettare l’intero corpo dell’Arma dei carabinieri nella bufera, l’aggressione consumatasi per le strade del centro storico della città vesuviana da parte di un uomo in divisa nei confronti di un ragazzo che non ha ancora compiuto i 18 anni scatena l’indignazione. All’interno del comando stesso, ma soprattutto sui social, dove il video circola su pagine e portali di informazione, ha messo in mostra con quanta violenza i militari abbiano fatto prevalere la propria legge. È da poco passata la mezzanotte quando al centralino arriva una segnalazione, c’è chi denuncia un assembra- mento: ragazzi in strada nonostante l’orario non consentito. Una comitiva abbastanza «rumorosa», dicono dall’altro lato del telefono. In pochi minuti per i vicoli a ridosso di piazza Troiano Caracciolo del Sole, un dedalo di strade strette e silenziose, giunge un’auto dei militari dell’Arma. Alla vista dei lampeggianti c’è chi scappa via per paura di una sanzione amministrativa. Chi si rifugia in un palazzo, chi torna davvero a casa. C’è anche chi cambia strada mentre la gazzella continua a pattugliare la zona. Dietro uno dei vicoletti a ridosso di via Fiume, c’è anche la giovane vittima. Alle spalle ha un passato difficile, dopo settimane trascorse nel centro di accoglienza di Torre Annunziata, Casa Matilde, da poco era tornato a casa, riaffidato ai genitori. Quando vede l’auto dei militari dell’Ar- ma non tenta la fuga. «Non tengo niente», dice mentre alza le mani e re- sta immobile. Spera che i militari lo lascino presto andare, ma uno dei due uomini in divisa scende dall’auto e lo prende a calci prima di mandarlo a casa sotto una pioggia di insulti. Da un balcone, probabilmente di uno degli amici del giovane, viene ripresa la scena con uno smartphone. E quei 20 secondi di follia finiscono in pasto al tribunale del web: in pochi minuti il filmato è su tutti i circuiti e il coro che s’alza dalle tastiere è unanime. Tutti condannano il gesto violento. Viene inoltrato a mezzo paese, oltre mille con- divisioni in un’ora su whatsapp. Arriva anche al sindaco Francesco Ranieri. E arriva anche ai vertici del Comando Provinciale dei Carabinieri. È notizia della tarda mattinata di ieri l’apertura di un’inchiesta interna. Il tour tra le caserme di Torre Annunziata e Terzigno da parte dei vertici dell’Arma per ricostruire le circostanze e per prendere i provvedimenti del caso è un chiaro segnale che la soluzione va trovata in fretta. I due carabinieri sono finiti davanti a una commissione disciplina- re che dovrà giudicare sulla base del video e dei racconti: rischiano una sospensione dal servizio, anche se a compiere il gesto violento è stato solo uno dei due mili- tari. Anche la Procura della Repubblica di Nola avvia un’inchiesta per l’aggressione al ragazzo di appena 17 anni. Complice la forza mediatica e gli inevitabili accosta- menti al caso di Stefano Cucchi (ucciso a botte dai carabinieri, 4 giorni fa condannati a 13 anni). Durante una giornata infinita vengono convocati in caserma anche i genitori del ragazzino, anche loro hanno appreso dai social quanto era accaduto. Viene identificato anche l’autore del filmato che ha scatenato la bufera sull’Arma dei carabinieri. Venti secondi di autentica follia, capaci di gettare discredito sull’intero corpo dei militari.

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