Il presidente della Fipe: “Ora serve più coraggio”. I gestori dei locali chiedono uno scatto da parte del Governo

Vincenzo Lamberti,  
Redazione,  

Il presidente della Fipe: “Ora serve più coraggio”. I gestori dei locali chiedono uno scatto da parte del Governo

I gestori dei locali pubblico vogliono adesso uno scatto da parte del Governo.

Massimo Di Porzio, ristoratore e presidente della Fipe, federazione che raggruppa i locali pubblici la pensa esattamente così.

«Ci vuole ora un pò di coraggio. Del resto basta camminare per strada e vedere che la gente, salvo alcuni casi, è attenta nel rispetto delle regole. Ma a questo punto tenere chiuse solo alcune attività diventa paradossale. Le persone sono in giro ed escono. Perché non possono restare nei locali?»

Cosa pensa, invece, del coprifuoco e dell’idea del Governo di allungarlo ancora di un’ora?

«Partiamo da un presuppoto: le misure di sicurezza, per quello che abbiamo vissuto e che non vogliamo rivivere sono essenziali. Ma il coprifuoco per certi versi finisce anche per essere negativo perché costringe le persone a muoversi prima e si crea un imbuto verso le otto e mezza, nove per il ritorno a casa. Spero che ci sia questa revisione che del resto va nella logica dell’avanzamento della campagna vaccinale. Ancora adesso, infatti, trovo discriminante che solo i locali al chiuso debbano essere fermi, visto che spesso si tratta di quelli che hanno maggior spazio. Ora, forse, dobbiamo avere un pizzico di coraggio in più».

Intanto però i primi segnali arrivati dal ritorno in zona gialla sembrano positivi per la vostra categoria.

«E’ chiaro che siamo tutti felici di essere tornati a lavorare. Ma ancora non basta: si lavora poco, se pensiamo che i posti all’esterno sono meno della metà di quelli all’interno. E spesso dialoghiamo con gestori che dentro hanno spazi inutilizzati, ma dopo mesi di difficoltà anche l’idea di lavorare a cena anche se entro le dieci, anche se solo all’esterno, ha aiutato un poco».

C’è poi l’aspetto psicologico: tanti sono felici di essere usciti e di essere tornati alla vita. «Questo è  un aspetto importante. Nei primi giorni un sacco di clienti, che non sono addetti ai lavori, non avevano capito questa differenza. Ma molti vogliono tornare, c’è voglia di vita. Riprendere un minimo di normalità senza però mai abbassare la guardia»

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