Case sequestrate a Sant’Agnello, il sindaco indagato attacca il M5S

Salvatore Dare,  

Case sequestrate a Sant’Agnello, il sindaco indagato attacca il M5S

Mentre le 53 famiglie vivono nell’emergenza, con le loro case da oltre un anno sotto sequestro e centinaia di migliaia di euro sborsati tra anticipi e arredi, esplode la bagarre politica sull’housing sociale. Il consiglio comunale di Sant’Agnello si trasforma in un’arena politica dove verbalmente la giunta sotto inchiesta per l’affare messo a punto dall’ingegnere Antonio Elefante e il gruppo di opposizione del M5S se le danno di santa ragione. Una scena che, pure agli occhi degli aggiudicatari, può assumere il sapore dell’ennesima beffa. Sì, perché l’altra sera, quando si è discusso del caso con la mozione di sfiducia dei grillini (che per la maggioranza non era stata presentata in modo corretto), c’è stato il putiferio. Motivo? Il botta e risposta tra Fabio Aponte, esponente del M5S, e il sindaco Piergiorgio Sagristani. Dal battibecco si è rischiato di andare sul personale mentre i legali dei 15 indagati – a iniziare da primo cittadino e assessori – stanno lavorando per presentare in Procura memorie difensive e dossier per replicare alle accuse visto il rischio di un rinvio a giudizio. «Abbiamo lavorato come sempre per le esigenze dei cittadini, volevamo dare una casa ai santanellesi» il mantra di Sagristani. Aponte, dopo aver letto la mozione che solleva ombre sulla gestione del Comune, becca stilettate da Sagristani il quale chiede a sua volta le dimissioni del consigliere pentastellato che, anni fa, da componente della commissione edilizia, firmò un parere favorevole al progetto. Il sindaco addirittura annuncia, in replica ad Aponte, che una delle prime cose che farà coi giudici, qualora dovesse finire a giudizio, sarà chiedere perché non si siano valutati tutti questi elementi. Senza dimenticare che, a detta di Sagristani, il M5S manchi di coerenza visto che Aponte, un tecnico successivamente eletto coi grillini, tempo fa abbia promosso il progetto mentre ora da politico lo definisce irregolare. Dal suo canto, Aponte ha precisato che si trattava di un parere pure precedente alla pronuncia della Consulta sulle deroghe ai criteri urbanistici. «Io non capisco come possa essere messa in discussione la modalità di aver condotto indagini della magistratura arrivando al punto di suggerire altri soggetti da indagare» le parole di Aponte. E su Fb rincara la dose: «Una vera vergogna, una reale mancanza di rispetto a tutti i livelli… E dire che tutto il nostro operato non ha nulla di eccezionale rispetto al normale svolgimento di una corretta opposizione a cui probabilmente non erano abituate le precedenti amministrazioni».

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