Vincenzo, suicida a 15 anni nella comunità: nuove ombre dall’autopsia

Ciro Formisano,  

Vincenzo, suicida a 15 anni nella comunità: nuove ombre dall’autopsia

Prima di uccidersi non ha fatto uso di droghe, farmaci o di alcool. Ed è morto per strangolamento causato dalla cintura che ha usato per impiccarsi. E’ quanto emerge dall’autopsia effettuata sul corpo di Vincenzo Arborea, il quindicenne di Boscoreale che a marzo si è suicidato all’interno della comunità di recupero della provincia di Caserta. Gli atti dell’esame autoptico sono già nelle mani dei magistrati della Procura di Napoli Nord e sono confluiti nel fascicolo d’inchiesta per istigazione al suicidio contro ignoti aperto all’indomani della tragedia. Nei giorni scorsi, per stringere ulteriormente il cerchio ed individuare eventuali responsabilità penali, i magistrati hanno anche ascoltato la madre del ragazzo. La donna – la famiglia è assistita dall’avvocato Mauro Porcelli del foro di Torre Annunziata – ha raccontato che Vincenzo era sereno anche se prima della tragedia gli avrebbe fatto presente la sua insofferenza rispetto al fatto di essere costretto a vivere in quella comunità, lontano da casa. La difesa ha anche presentato una memoria difensiva. Ora starà ai pm valutare il peso delle dichiarazioni rese della madre di Vincenzo, gli esiti dell’autopsia e gli altri indizi per decidere se ritenere fondata l’ipotesi di istigazione al suicidio e valutare la possibile iscrizione nel registro degli indagati dei potenziali sospettati. Una svolta che la famiglia di Vincenzo chiede da mesi. «Vogliamo solo che venga fuori la verità. Vincenzo è stato affidato nelle mani dello Stato. E’ stato fatto davvero tutto il possibile per evitare questa tragedia?», le parole dell’avvocato Porcelli. Ma facciamo un passo indietro. Vincenzo era finito in comunità perché sospettato di aver partecipato a una rapina. Qualche giorno prima di morire aveva chiesto un permesso. Voleva andare alla messa organizzata in ricordo di sua sorella, scomparsa circa un anno prima. Il giudice però gli ha negato quella possibilità. Il ragazzo però decide di scappare dalla comunità per rientrarci la sera, accompagnato da sua madre. La sua ultima foto, pubblicata sui social, è in auto con un cappotto rosso. «Un giorno uscirò più forte» le parole piazzate come didascalia del post. Il giorno dopo Vincenzo – come accertato dalle prime indagini – si sveglia come tutte le mattine e va a fare colazione con gli altri ragazzi nella sala mensa. Poi però succede qualcosa. Il ragazzo rientra nella sua stanza. E tra le 10 e le 10 e 30 avviene la tragedia. Vincenzo infila la testa in quella cinta e si toglie la vita dopo una breve agonia. Una tragedia densa di ombre secondo la famiglia del ragazzo che oggi chiede giustizia. ©riproduzione riservata

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