La prossima settimana sarà decisiva per le indagini. Ma l’inchiesta per l’omicidio di Maurizio Cerrato, l’uomo ucciso il 19 aprile scorso in un garage di Torre Annunziata, viaggia su due binari paralleli. E oltre ai presunti assassini finiti in carcere per il massacro del sessantunenne, rischiano di finire sotto inchiesta anche i 3 testimoni omertosi. Tre persone che avrebbero assistito materialmente al massacro di Maurizio ma che hanno preferito trincerarsi nel silenzio. Al punto che il loro atteggiamento reticente è stato sottolineato anche nelle pagine dell’ordinanza cautelare che ha fatto seguito al decreto di fermo emesso dalla Procura di Torre Annunziata. I pm non vogliono tralasciare alcun dettaglio dell’indagine e chi non ha parlato, omettendo di raccontare ciò che davvero ha visto quel terribile pomeriggio di un mese fa, rischia addirittura di essere incriminato per il reato di favoreggiamento personale. Un’ipotesi fondata, anche se per ora si tratta solo di una supposizione investigativa. Di sicuro si tratterebbe di un segnale chiaro alla città. La morte di Maurizio, infatti, ha messo ancora una volta a nudo l’esistenza di un muro di paura che da tanto, troppo tempo protegge la criminalità e la violenza. E se non fosse stato per i racconti di Maria Adriana Cerrato, la figlia di Maurizio, non ci sarebbe stata una vera svolta nelle indagini. E proprio martedì mattina, in una caserma dei carabinieri, Maria Adriana sarà ascoltata. Nei giorni scorsi il giudice ha accolto la richiesta di incidente probatorio presentata dai pm. Maria Adriana guarderà per l’ultima volta negli occhi i presunti assassini di suo padre. E racconterà per l’ultima volta, davanti ad un giudice, ciò che è avvenuto quel giorno. Dalla discussione di cui lei stessa è stata protagonista per aver parcheggiato su un posto auto occupato da una sedia, per finire all’arrivo di suo padre, giunto lì per proteggerla. E poi quella spedizione folle. Con il corpo di Maurizio steso sul cofano di un’auto e tre uomini che gli bloccavano le mani e le gambe. Prima che un quarto lo colpisse al petto con un coltello di undici centimetri.  Nelle prossime settimane sono attesi anche i risultati delle altre perizie richieste da avvocati e procura per far luce su tutti gli aspetti della vicenda. Una storia drammatica diventata in questi mesi lo specchio di una città ostaggio della violenza e della paura. Una città chiamata a ribellarsi.

Alessandra Miranda

CRONACA