Scandali e processi lumaca, fiducia nei magistrati a picco. Aghina (ex Csm): «Serve una svolta»

Ciro Formisano,  

Scandali e processi lumaca, fiducia nei magistrati a picco. Aghina (ex Csm): «Serve una svolta»

In undici anni la fiducia nella magistratura è colata a picco. Dal 68 al 39%  (come sottolinea un sondaggio realizzato da Ipsos per il Corriere della Sera). Numeri impietosi, scoraggianti. Numeri sui quali pesano gli scandali che hanno travolto le toghe, da Amara a Palamara passando per i giudici corrotti. Ma anche i limiti strutturali di una macchina, quella della giustizia, che viaggia a velocità ridotta rispetto al mondo che la circonda. Vite condizionate da processi senza fine, errori giudiziari, toghe politicizzate. E il crollo della credibilità nella magistratura diventa un problema sociale. Specie al Sud, specie in provincia di Napoli. Dove la criminalità organizzata si fa spazio tra diseguaglianze e sfiducia nelle istituzioni. Problemi che conosce bene Ernesto Aghina, giudice, presidente del tribunale di Torre Annunziata ed ex componente del Csm.

Presidente i dati sono drammatici. Come si spiega questa crisi?

«Guardi io solo questa settimana ho letto di 4 arresti di magistrati per vicende molto gravi. E’ ovvio che questo incida in maniera importante sulla percezione dell’opinione pubblica. Per non parlare delle vicende di Amara e Palamara. Anche se credo che i problemi siano altri».

A cosa si riferisce?

«Io credo che la sfiducia nella giustizia da parte dei cittadini sia frutto dell’esperienza diretta di ognuno di loro. Le vicende del Csm sono gravi e vanno affrontate con grande rigore, ma toccano gli utenti del sistema giustizia fino a un certo punto. Per gli italiani credo sia molto più grave se il sistema non riesce a rispondere in tempi certi alla loro richiesta di giustizia».

Ecco, la lentezza dei processi. Un tema antico ma mai risolto.

«Non è un tema antico. E’ antichissimo. Il problema sono le risorse. La giustizia non è composta solo da giudici, avvocati e pm. C’è una macchina amministrativa da mettere in moto. E spesso bisogna fare i conti con gravi carenze di organico».

Quale può essere la soluzione?

«La soluzione potrebbe essere offerta dal Recovery Fund. Il ministro della Giustizia, Marta Cartabia ha istituito una commissione proprio per discutere della giustizia al Sud. Per formulare proposte concrete di risoluzione dei problemi».

In Italia, però, quando non si vuol fare qualcosa si istituisce una commissione. «Questo è spesso vero (sorride). Ma mi sento di essere ottimista. Non giriamoci intorno servono nuove assunzioni e quelle risorse possono essere fondamentali. Ma vanno utilizzate bene». +

Lei è stato anche componente del Csm. Ma è vero quello che dice Palamara sulle dinamiche interne alla magistratura?

«Di sicuro la magistratura vive uno dei momenti più terribili della sua storia. Questa storia ha sicuramente suscitato sconforto nei cittadini. Però spesso dimentichiamo una cosa fondamentale».

Quale?

«Che a disvelare questi intrecci sono stati altri magistrati, i primi censori di un sistema che non funziona. Pensiamo ad esempio alle vicende di corruzione che hanno portato all’arresto di altri giudici. E questo è comunque un segno importante che spesso passa in secondo piano»

Quindi la magistratura italiana è perfetta così?

«Non ho detto assolutamente questo. Anzi. Credo ci sia la necessità di una revisione dell’ordinamento giudiziario. Tema già al centro del dibattito nel Governo»

Quale vaccino serve per curare la giustizia malata, segnata da scandali e sfiducia?

«Da quello che so sicuramente è al vaglio l’ipotesi di modificare le elezioni all’interno del Csm»

E la separazione dei poteri tra giudici e pm?

«Guardi questo è un cavallo di battaglia che ogni tanto salta fuori. Ma lei lo sa che in Italia siamo ai primi posti per numero di assoluzioni? Se ci fosse questa commistione così grave non sarebbe così».

Ma la sfiducia nella magistratura, specie in un territorio come questo nel quale regna l’omertà, non può essere un altro assist per la camorra?

«E’ evidente che in una situazione di disaffezione per la giustizia il soggetto che deve contrastare la mafia fa più fatica a stare dalla parte giusta. Ma è anche vero che il nostro tribunale ha raggiunto risultati importantissimi in tema di risposta alla domanda di giustizia dei cittadini. E’ da qui che dobbiamo ripartire».

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