Turris, primo addio: Signorelli ai saluti

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Turris, primo addio: Signorelli ai saluti

La Turris e Signorelli si dicono addio. Il divorzio era nell’aria già prima della fine della stagione, ma adesso si può dire che è ufficiale a tutti gli effetti. Il feeling iniziale tra le parti sembrava essere buono tanto che l’ex regista di Empoli e Salernitana era stato presentato come l’uomo guida in grado di apportare qualità ed esperienza in un organico alle prese con la prima stagione tra i professionisti. Le attese erano alte, la società aveva riposto nel venezuelano grandi speranze puntando sulla sua voglia di riscatto dopo le ultime annate non proprio entusiasmanti con le esperienze prima in Romania al F.C. Voluntari e poi alla Vibonese. La Turris ha aspettato, verrebbe da dire invano, che le prestazioni del classe 1991 potessero finalmente diventare top come il suo ingaggio ma purtroppo non è stato così.

La delusione
Del centrocampista, dalle indubbie qualità tecniche, si è visto poco ed a corrente alternata. Al di là del rendimento discontinuo, va detto che hanno pesato i reiterati problemi fisici. Inoltre il cambio di allenatore è stata la mazzata definitiva. Con l’avvento di Caneo, il numero 8 non ha più visto il campo finendo quasi ai margini della rosa. Le caratteristiche del venezuelano non erano una priorità per il tecnico sardo che ha sempre optato per una mediana aggressiva. A complicare i piani di Signorelli è stata anche l’esplosione di Daniele Franco il quale è diventato pedina inamovibile in regia.

Adios
Il finale di campionato è stato un autentico calvario. Tra infortuni, esclusioni e Covid, la stagione del regista nativo di Mérida si è chiusa ampiamente in anticipo rispetto alle previsioni. Come detto, le strade si divideranno ed ognuno avrà i suoi buoni motivi per giustificare questa scelta. Certamente qualcosa è andato storto se un top per la categoria finisce per diventare un gregario in una squadra costruita per non retrocedere. Se il vero Signorelli è stato questo, Torre del Greco non ne sentirà sicuramente la mancanza.
Bruno Galvan

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