Castellammare. Ombre sulle elezioni 2018, duemila voti spostati dalla camorra

Tiziano Valle,  

Castellammare. Ombre sulle elezioni 2018, duemila voti spostati dalla camorra

Le organizzazioni criminali di Castellammare di Stabia avrebbero spostato duemila voti alle ultime elezioni amministrative del 2018. Un fiume di voti che potrebbero avere in qualche modo condizionato l’esito elettorale. E’ questo il sospetto degli investigatori che si basa sulle intercettazioni di alcuni imprenditori borderline finite nelle informative dell’Antimafia depositate agli atti dell’inchiesta Olimpo, che proprio il 5 dicembre 2018 svelò un diffuso sistema di estorsioni messo in atto da quattro clan, tra cui i D’Alessandro e i Cesarano di Castellammare di Stabia.

Nelle informative, che risalgono a quel periodo, si parla di un intreccio tra criminalità organizzata, imprenditori e politici. Un’inchiesta che finora non ha prodotto avvisi di conclusione indagine, evidentemente perché ci sono ancora delle attività in corso o magari perché non sono stati trovati i riscontri necessari per formulare l’accusa.

Dal 2018 a oggi, però, si sono aggiunti anche nuovi tasselli che potrebbero aiutare l’Antimafia a fare piena luce sulla vicenda. Gli investigatori, infatti, stanno incrociando gli elementi acquisiti nel corso delle indagini, con le rivelazioni dei nuovi pentiti, in particolare i fratelli Pasquale e Catello Rapicano, entrambi con un passato da killer del clan D’Alessandro e oggi collaboratori di giustizia. Il primo ha deciso di pentirsi a gennaio 2020, il secondo a ottobre 2020, insomma, entrambi abbondantemente dopo l’ultima tornata elettorale.

In particolare il primo, Pasquale Rapicano, è ormai noto che abbia raccontato anche dei contatti tra criminalità organizzata ed esponenti politici. Nell’ultimo verbale del collaboratore di giustizia che è stato depositato agli atti di Domino bis (l’inchiesta che ha portato all’arresto di 16 persone legate al clan D’Alessandro, accusate a vario titolo di estorsioni, usura e armi), Rapicano ha individuato nel boss Sergio Mosca l’uomo che «si occupa di tenere i contatti con la politica», per conto della cosca di Scanzano.

Quel verbale è in gran parte coperto da omissis e forse proprio tra i passaggi ancora coperti da segreto istruttorio potrebbero esserci gli elementi utili agli investigatori per ricostruire il quadro di quanto accaduto nel 2018. In tal senso, va ricordato, che proprio dall’ordinanza di custodia cautelare relativa a Domino bis, sia spuntato fuori l’interessamento dell’imprenditore Gerardo Delle Donne a reperire voti a favore di un candidato della lista di Forza Italia. Delle Donne arrivò a parlarne proprio con il boss di Scanzano, Sergio Mosca, come emerge dalle intercettazioni.

Circostanze che sono finite sul tavolo del Prefetto di Napoli, Marco Valentini, che nei prossimi giorni consegnerà il secondo dossier al Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che dovrà decidere se inviare la commissione d’accesso al Comune di Castellammare di Stabia, così come richiesto da cinque senatori attraverso un’interrogazione parlamentare.

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