Il consiglio comunale degli insulti, bagarre a San Giuseppe Vesuviano. «I politici come pecore»

Andrea Ripa,  

Il consiglio comunale degli insulti, bagarre a San Giuseppe Vesuviano. «I politici come pecore»

Dalle «pecore» ai consiglieri che seguono in massa senza pensare quello che gli «dice il padrone», alla bella mostra delle «bollette di acqua e corrente mai pagate in vent’anni diventate un fardello per la nostra amministrazione». Fino alla «conta dei like», utilizzate come metro di giudizio per «pesare» la forze di uno o l’altro consigliere. Nella seduta sull’approvazione del bilancio di previsione di San Giuseppe Vesuviano l’analisi dei conti del Comune e le scelte strategiche dell’amministrazione da qui ai prossimi mesi passano in secondo piano. Offuscate dagli scontri personali tra i politici, dai veleni che si trascinano da oltre due anni e mezzo a questa parte e dalle beghe vecchie di oltre vent’anni che hanno diviso vecchi alleati oggi seduti di fronte tra i banchi dell’aula virtuale del consiglio comunale. Così in oltre 4 ore di discussione, più che altro insulti e accuse da una parte e dall’altra, i progetti concreti per il futuro della città – sempre più lontani dagli orizzonti politici civico consesso – vengano travolti da un clima di tensione che si protrae da troppo tempo. E a cui le continue fughe del sindaco, che sfugge alla discussione sulla pista ciclabile, non mettono freno. Capita così che durante la discussione un consigliere definisca i suoi rivali politici come «pecore al pascolo» che seguono il sindaco «pronto a scansarsi e fare un passo di lato sull’orlo del precipizio, costringendo tutti gli altri a buttarsi di sotto». Una metafora che Nello De Lorenzo, ex capo dell’assise, prova a spiegare per smuovere le coscienze delle frangia critica all’interno della maggioranza per dare uno scossone a una situazione politica definita «insostenibile», ma che ha un effetto boomerang. I consiglieri si sentono offesi e ribattono. «Non siamo pecore». E il sindaco gli fa eco: «C’è poco rispetto istituzionale se si usano questi toni», ammette. Poi casca nella trappola delle provocazioni. Mentre Antonio Agostino Ambrosio, leader di Forza San Giuseppe, gli fa il conto di tutte le mancanze e della montagna di debiti cui l’attuale amministrazione comunale deve far fronte. «Ci sono 24 milioni di residui e ci sono gaffe a ogni rigo del bilancio», accusa l’ex primo cittadino. Che ingaggia anche un “duello” tutto personale con il segretario per la denuncia su presunti emolumenti non dovuti riconosciuti proprio al dirigente dell’anticorruzione. Poco dopo Catapano con tanto di show in aula mostrerà una a una le fatture «non pagate», dice, proprio da Ambrosio. «Le bollette dell’acqua non pagate, la corrente non pagate. Abbiamo avuto un fardello sulle spalle enorme», dice mentre mostra “orgoglioso” le ricevute. Segnali di una guerra tra i due che si consuma da prima del 2012, anno della prima elezione Catapano, e pensare che prima erano grandi alleati. «E gran parte di quelle fatture sono anche del periodo che era con me», dirà poi Ambrosio. Così lo sfogo di Antonio Borriello, componente del centrosinistra, appare come uno spiraglio. «Ai giovani della città non siamo stati in grado di raccontare nulla di come sarà il paese. Il sindaco guarda sempre al passato, invece è al futuro che dovrebbe osservare. C’è la Next Generation Eu, può essere un’occasione», spiega. Parole forse vane al vento perché nel consiglio comunale dove gli insulti contano più delle carte fa più comodo discutere di beghe vecchie di vent’anni che pianificare il futuro dei prossimi vent’anni.

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