Omicidio Barbaro a Ercolano, a processo il «bancomat» degli Ascione-Papale: scontro sui verbali del nuovo pentito

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Omicidio Barbaro a Ercolano, a processo il «bancomat» degli Ascione-Papale: scontro sui verbali del nuovo pentito
Il massacro di via Mare

Ercolano. Scontro tra procura e difesa sull’acquisizione dei verbali firmati dal nuovo pentito del clan Ascione-Papale, slitta il verdetto per l’ex «bancomat» della camorra all’ombra del Vesuvio. Sarà deciso a metà giugno il destino giudiziario di Natale Suarino, accusato della direzione distrettuale antimafia di Napoli e da un esercito di collaboratori di giustizia di essere il mandante dell’agguato costato la vita a Salvatore Barbaro, il cantante ucciso per errore il 13 novembre del 2009.

Davanti al gup del tribunale di Napoli il pubblico ministero Valentina Sincero – titolare dell’inchiesta – ha portato le rivelazioni di Antonio Sannino, lo spietato killer dei «bottoni» condannato a dicembre all’ergastolo proprio per la morte di «Savio». Atti in cui la bocca di fuoco della camorra di Ercolano ricostruisce i punti-chiave della faida contro i Birra-Iacomino, confermando una verità già cristallizzata in decine di sentenze: «A morire in via Mare doveva essere Ciro Savino. Per un tragico scambio di persona, invece, ammazzammo Salvatore Barbaro. Solo dopo il massacro, scoprimmo l’errore».

Un massacro ordinato – secondo il killer passato dalla parte dello Stato – proprio da Natale Suarino. La difesa dell’imputato – arrestato per associazione a delinquere di stampo camorristico e ritenuto dagli investigatori l’anima imprenditoriale della cosca – ha chiesto tempo per visionare i verbali, sollevando una questione di inammissibilità: in pratica, le «nuove prove» dell’accusa sarebbero state presentate fuori tempo massimo ovvero dopo la chiusura delle indagini sulla vicenda. Il magistrato del tribunale di Napoli si è riservato una decisione in merito nel corso della prossima udienza, quando sarà contestualmente deciso il rinvio o meno a giudizio dell’ex «bancomat» degli Ascione-Papale.

La gola profonda

Antonio Sannino avrebbe squarciato con i suoi racconti i veli sugli ultimi misteri irrisolti della camorra vesuviana. E in particolare sulla storia del clan Ascione-Papale, la cosca protagonista della terrificante guerra di camorra contro i Birra-Iacomino. Una guerra in cui il killer ha combattuto in prima fila, nella trincea criminale del boss sanguinario Natale Dantese, uno dei capi della cosca fondata dal padrino defunto Raffaele Ascione.  Braccio armato, esattore del pizzo, ma anche protagonista del delitto-manifesto della ferocia della criminalità organizzata di  Ercolano.

L’omicidio di Salvatore Barbaro, ucciso solo perché aveva la stessa auto del boss Ciro Savino. Arrestato e condannato all’ergastolo, Antonio Sannino  è stato riconosciuto colpevole di quel delitto assieme agli altri tre imputati. Una sentenza che evidentemente lo ha spinto a cambiare finalmente strada. Da qui la richiesta di collaborazione e i primi verbali fiume sottoscritti in questi mesi. Verbali già finiti al centro di nuove inchieste. A cominciare dagli approfondimenti legati proprio all’omicidio di Salvatore Barbaro che ora potrebbero costare il processo e – in caso di accertata colpevolezza – l’ergastolo all’ultimo imputato per il delitto di via Mare.

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