Grazia, un dolore senza fine: un ulivo per ricordare la giovane di Pompei

Vincenzo Lamberti,  

Grazia, un dolore senza fine: un ulivo per ricordare la giovane di Pompei
Grazia Severino

Pompei non dimentica Grazia Severino, la giovane che si è tolta la vita il giorno prima del suo compleanno lanciandosi dal quarto piano di uno stabile in traversa Carlo Alberto a Pompei. Un ricordo degli amici e dei tanti giovani per i quali la vicenda di Grazia rappresenta ancora una ferita aperta. Un girasole, il suo fiore preferito, per ricordarla e fare in modo che la sua vicenda non cada nel dimenticatoio. Pompei ha dedicato una cerimonia a Grazia, la giovane morta il 29 aprile scorso e sul cui decesso è tutt’ora aperta un’inchiesta. Erano tanti i ragazzi presenti all’appuntamento. Un tam-tam sui social che ha visto una partecipazione commossa e sentita. Il Forum dei Giovani di Pompei insieme al nuovo spazio polifunzionale C’entro, si sono riuniti in Piazza Schettini, per un momento di raccoglimento. Già nel giorno di inaugurazione del polo, avvenuto poco dopo la scomparsa di Grazia, in suo ricordo fu piantato un ulivo. Ora la presenza di un girasole per ricordare chi è sparita in un modo tragico senza risposte agli interrogativi che ha lasciato. «Troppo spesso nascondiamo le nostre debolezze e ignoriamo quelle degli altri, perché soggiogati da un mondo che ci vuole forti e impeccabili. Lei rappresentava appieno questa fragilità. Nessuno di noi è colpevole, ma siamo tutti responsabili e dobbiamo imparare a capire che bisogna tendere la mano a chi ha bisogno di aiuto», le parole scelte da un compagno di classe di Grazia. «È sempre più difficile mostrarci per ciò che siamo realmente – ha continuato -. Temiamo di apparire deboli o troppo diversi, così ci chiudiamo in noi stessi, creando una corazza che con il tempo diventa sempre più difficile da rimuovere, specialmente senza l’aiuto di chi potrebbe permetterci di aprire il nostro animo. Tutti ricordiamo Grazia come una persona gentile e sempre attenta agli altri, di una rara delicatezza e dal sorriso contagioso. Eppure, celava un lato di sé che difficilmente mostrava agli altri, soffrendo in silenzio affrontava le proprie debolezze. Nessuno è riuscito ad aiutarla, a comprenderla, a convincerla di non essere sola in questa battaglia. Questa tragedia deve aprirci gli occhi, bisogna cambiare attitudine affinché non perdiamo altre persone a noi care. Dobbiamo osservarci l’un l’altro: la solitudine deve essere notata e combattuta con l’affetto e il confronto. Dobbiamo fermarci ogni giorno ad ascoltare il silenzioso grido di chi non riesce ad esternare le proprie incertezze, i propri dolori». Da qui nasceranno una serie di iniziative per ricordarla: eventi che verranno organizzati dal “Liceo Pascal”, dal “Forum dei Giovani” e il “C’entro”, in modo che tutti abbiano la possibilità di chiedere aiuto. «Tutti dobbiamo imparare a riconoscere le nostre fragilità e mostrarci a chi vuole tenderci una mano – ha concluso l’amico di Grazia -. Tutti dobbiamo impegnarci a cogliere le debolezze degli altri e diventare noi stessi la mano da tendere a coloro che hanno bisogno di aiuto».

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