Rivolta a Poggioreale, rinviati a giudizio 22 imputati. Parte il maxi-processo

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Rivolta a Poggioreale, rinviati a giudizio 22 imputati. Parte il maxi-processo

Sono stati tutti rinviati a giudizio i 22 imputati ritenuti coinvolti nella rivolta che nel giugno 2019 ebbe come teatro il padiglione Salerno del carcere di Poggioreale. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli ha deciso, infatti, di accogliere la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pubblico ministero fissando l’avvio del processo per il prossimo 6 luglio. Entro quella data gli imputati dovranno decidere se optare per il rito ordinario oppure se scegliere l’ordinario. I protagonisti dell’indagine rischiano condanne fino a un massimo di 10 anni di reclusione oltre all’esclusione da eventuali benefici di legge. Le accuse contestate, a vario titolo,  sono di resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e interruzione di pubblico servizio.

I nomi

Tra gli imputati figurano anche diversi pregiudicati o ex detenuti della provincia di Napoli che all’epoca dei fatti (parliamo del 16 giugno 2019) si trovavano in quel padiglione. Tra questi spicca Fabio Di Martino, figlio del super boss di Gragnano Leonardo ‘o lione e fratello di Antonio, l’ex latitante catturato dopo una fuga durata oltre due anni. Ma anche Aniello Gallo di Torre Annunziata coinvolto in un’inchiesta sullo spaccio nel rione Provolera, Raffaele Ascione e Luigi Di Matteo di Torre del Greco. E ancora Stanislao e Ferdinando Cascone di Pompei e Fiore Bianco di San Giuseppe Vesuviano.

La rivolta

I fatti, come detto, risalgono a 2 anni fa, quando  esplose il caos in un’ala del penitenziario napoletano. Secondo la ricostruzione fornita all’epoca dei fatti l’agitazione di massa avrebbe visto protagonisti oltre 200 detenuti che avrebbero inscenato la rivolta per chiedere l’immediato ricovero di un altro soggetto recluso nelle celle del padiglione. Una richiesta pressante legata al fatto che nei mesi e nei giorni precedenti erano stati registrati alcuni decessi. Vicende per le quali, già a febbraio del 2019, i familiari delle vittime avevano anche inscenato delle proteste alle porte del penitenziario partenopeo. Gli imputati sono accusati di aver lanciato uova, piatti e persino carte incendiate contro gli ispettori della sorveglianza. Di aver distrutto diversi suppellettili, di aver danneggiato l’impianto elettrico e aver allagato l’intero reparto. Una rivolta che ha prodotto danni per migliaia di euro. Una rivolta che ora rischia di costare una pesante condanna per i presunti protagonisti di quella giornata di follia finiti a processo.

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