Torre del Greco, il seppellitore al cimitero nascondeva un iPhone e un collier nella moto: così scattò la caccia ai maghi della frode

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, il seppellitore al cimitero nascondeva un iPhone e un collier nella moto: così scattò la caccia ai maghi della frode

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Torre del Greco. Erano impegnati a cercare armi e proiettili, ma trovarono un iPhone 11 e un collier d’oro incastonato di pietre preziose nascosti sotto la sella dello Yamaha T-Max guidato da un seppellitore del cimitero. Cominciarono così, in maniera casuale, le indagini grazie a cui gli investigatori guidati dal primo dirigente Antonietta Andria sono riusciti a smantellare la holding criminale messa in piedi da sette specialisti in frodi informatiche.

Erano le 21.30 del 26 maggio 2020, il lockdown deciso dal governo guidato dall’ex premier Giuseppe Conte era stato già «dimenticato» e Giuseppe Cascone – 34 anni, seppellitore al cimitero e volto noto alle forze dell’ordine del territorio per le sue parentele eccellenti – venne fermato a un normale posto di controllo organizzato dagli agenti del locale commissariato di polizia. La ricerca di armi e proiettili – obiettivo della serie di perquisizioni effettuate sul territorio – dava esito negativo, ma a catturare l’attenzione degli uomini in divisa furono i «regali» custoditi all’interno della sella del motociclo: un iPhone modello 11 sigillato nella confezione originale, un girocollo in oro zecchino e 41 gift card del valore di circa 2.500 euro.

Un tesoretto di cui Giuseppe Cascone non riuscì a indicare la provenienza, facendo scattare gli accertamenti degli investigatori. Pronti a risalire, attraverso il certificato di garanzia, alla gioielleria in cui era stato comprato il collier – una nota oreficeria di Silvi Marina, in Abruzzo –  e a scoprire come l’acquisto da 3.100 euro fosse stato effettuato on-line, grazie al pagamento con carta di credito del circuito Visa.

Il pacco regalo era stato poi consegnato presso l’abitazione del seppellitore al cimitero. Ma a pagare il salatissimo conto era stato – come verificarono gli uomini in divisa – un ignaro medico di Padova, a cui evidentemente erano stati «rubati» codici d’accesso e password della carta di credito. Partendo dal «caso zero» gli agenti di polizia – attraverso intercettazioni telefoniche e filmati – sono riusciti a risalire a tutti i componenti della banda informatica capace di mettere a segno 92 colpi in meno di un anno.

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