Ergastolo al boss di Boscoreale Francesco Casillo per il massacro dei fratelli Manzo a Terzigno

Ciro Formisano,  

Ergastolo al boss di Boscoreale Francesco Casillo per il massacro dei fratelli Manzo a Terzigno
Il boss di Boscoreale, Francesco Casillo

Francesco Casillo, il boss del patto tra Stato e camorra, il padrino della droga che importava tonnellate di cocaina dal Sud America, l’ex pentito, l’uomo dei misteri oggi libero è stato condannato all’ergastolo. Per i giudici della Corte d’Assise d’Appello del tribunale di Napoli è uno degli organizzatori dell’omicidio dei fratelli Marco e Maurizio Manzo, entrambi assassinati a Terzigno nel 2007. Una sentenza che ribalta l’assoluzione in appello incassata da Casillo nell’aprile del 2018. Assoluzione cancellata dalla Cassazione che ha annullato con rinvio quella sentenza. Da qui il nuovo processo di secondo grado e la condanna al carcere a vita per il boss. Secondo le indagini condotte all’epoca dall’ex pm Antimafia Pierpaolo Filippelli, Casillo avrebbe aiutato i Gionta di Torre Annunziata e i Birra di Ercolano a eseguire il delitto. Quel duplice omicidio, secondo quanto accertato da numerosi processi, rappresenta uno snodo cruciale della guerra di camorra tra i Birra-Iacomino e gli Ascione-Papale, le due cosche in guerra per il monopolio degli affari illeciti a Ercolano. Lo stesso giorno, nella città degli scavi, veniva ucciso – sempre su ordine dei Birra – anche Antonio Papale, fratello dei boss con base e interessi anche a Torre del Greco. Ad aiutare i ras della Cuparella sono stati i Gionta e i Lo Russo, storici alleati di Napoli e Torre Annunziata. I fratelli Manzo vennero ucciso in un bar a Terzigno mentre stavano guardando la partita del Napoli. I sicari fecero irruzione nel locale cominciando a sparare all’impazzata. Sotto il piombo dei killer caddero i due uomini, a loro volta vicini – secondo l’Antimafia – anche alla criminalità organizzata della zona di Scafati e Boscoreale. Per questo delitto, oltre a Casillo, sono già stati condannati diversi imputati. Tra questi anche personaggi del calibro di Pasquale Gionta, figlio di don Valentino, Giovanni Birra e Stefano Zeno. Un delitto che va inquadrato nella folle stagione di sangue e vendette che ha visto protagonista la camorra di Ercolano fino al 2010. Birra, infatti, avrebbe firmato la condanna a morte dei fratelli Manzo 6 anni prima del duplice omicidio. Una vendetta per un altro delitto, quello di Giuseppe Infante, parente del capoclan di Ercolano, ucciso nel 2001. Secondo i boss di corso Resina a uccidere Infante sarebbero stati alcuni uomini del clan Ascione-Papale – storici nemici dei Birra – tra cui gli stessi fratelli Manzo. I Manzo, come emerso dai processi, erano dei fidati collaboratori di Casillo, all’epoca boss del Piano Napoli di Boscoreale con rapporti ambigui con alcuni esponenti delle forze dell’ordine (vicenda oggetto di un processo tutt’ora in corso). E proprio Casillo, secondo pentiti e inquirenti avrebbe aiutato i due clan ad ammazzare i fratelli Manzo. Una sentenza importante che potrebbe aprire le porte del carcere al capoclan di Boscoreale. Casillo, infatti è tornato libero lo scorso anno dopo aver scontato circa 10 anni di reclusione. Ma pare evidente che una volta depositate le motivazioni della Corte d’Assise d’Appello il capoclan dei misteri decida di giocarsi le sue ultime carte in Cassazione per dimostrare la sua innocenza. E soprattutto per evitare di trascorrere il resto dei suoi giorni dietro le sbarre. Anche se a questo punto la Procura generale potrebbe anche chiedere l’arresto del ras nonostante si tratti di una sentenza non definitiva. @riproduzioneriservata

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