Castellammare. Commissione d’accesso al Comune, il sindaco è sicuro: «Ne uscirò più forte»

Tiziano Valle,  
Redazione,  

Castellammare. Commissione d’accesso al Comune, il sindaco è sicuro: «Ne uscirò più forte»

«La commissione dimostrerà la correttezza dell’operato della mia amministrazione e saremo più forti di prima». Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare di Stabia, è convinto del lavoro portato avanti dalla sua giunta «sempre nel rispetto della legalità», dice.

Sindaco, allora perché non ha chiesto lei l’arrivo degli ispettori ministeriali?

«Perché chi lo fa vuole solo strumentalizzare. La commissione d’accesso non arriva perché lo chiede un sindaco, piuttosto che il Pd napoletano».

Arriva perché c’è il rischio d’infiltrazioni camorristiche.

«Guardi, io ho sempre avuto fiducia negli organismi istituzionali. Il Ministero ha ritenuto opportuno inviarla e appena gli ispettori sono arrivati gli ho dato la mia disponibilità e garantito il massimo supporto».

E’ una sconfitta per la sua amministrazione?

«Macché, tutt’altro. Leggo che molti stanno sostenendo che si tratta di un giorno buio per Castellammare. Forse per loro. Per me, che non ho nulla da temere, è pieno di luce e il mio impegno continuerà come dal primo giorno, sempre nel rispetto della legalità. L’arrivo della commissione d’accesso per la mia maggioranza rappresenta un’opportunità importante»

Quale opportunità?

«Quella di smontare l’unico argomento dell’opposizione. Una minoranza dovrebbe compulsare l’amministrazione con proposte, idee, progetti, ma non ne hanno presentato nemmeno uno dall’inizio della consiliatura. L’unica cosa che hanno messo in campo sono richieste di commissioni d’accesso e scioglimento. Ben venga, a questo punto, l’arrivo degli ispettori che dimostreranno la correttezza del nostro operato».

Sindaco, per gli applausi all’elezione di Emanuele D’Apice non ci sono state solo reazioni politiche, ma anche di istituzioni come il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso.

«Per quanto mi riguarda Emanuele D’Apice rappresenta il vero riscatto sociale. Suo padre è stato condannato 20 anni fa, ha pagato i suoi errori e dopo forse non ha avuto nemmeno più una multa. Ha cresciuto tre figli, che sono diventati tutti stimati professionisti, ed Emanuele in particolare ha sempre sostenuto che la camorra è merda che va combattuta, proprio perché ha ferito prima lui quando ancora era minorenne. Se poi il discorso è quello di far pagare ai figli, gli errori dei padri, mi dispiace, non ci sto».

Cimmino, qui si contestano gli applausi al ricordo di una persona condannata per concorso esterno in associazione mafiosa.

«E allora bisognerebbe rivedere bene il video. Gli applausi vengono fatti in due occasioni. Quando Emanuele si commuove e piange e quando viene eletto presidente del consiglio, come accade da sempre e per chiunque».

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